Obesità: dei batteri intestinali potrebbero essere la soluzione per combatterla

Ci sono dei batteri intestinali che, a quanto pare, riuscirebbero a contrastare in maniera abbastanza efficace l’obesità. Stiamo parlando di batteri che fanno parte della classe dei clostridia, che si trovano di default all’interno nel nostro microbioma. Ebbene, negli esperimenti che sono stati portati avanti sui topi, pare proprio che la somministrazione di tali batteri garantisca un’azione di prevenzione rispetto all’obesità.

Al giorno d’oggi l’obesità viene sempre più combattuta anche mediante la tecnologia: ci sono applicazioni su applicazioni che offrono la possibilità di tenere sotto controllo la propria dieta e gestire la propria alimentazione. La tecnologia sta rivoluzionando anche tanti altri settori, come ad esempio quello del gioco d’azzardo. Tanti casino italiani con paypal, ad esempio, sono stati letteralmente rivoluzionati dal boom di smartphone e tablet: il gioco online da mobile sta crescendo sempre di più nel corso degli ultimi anni e le prospettive sono estremamente rosee.

Nuova e importante ricerca sull’obesità

Il primo passo per affrontare in maniera efficace l’obesità è quello di seguire una dieta equilibrata, fare notevole attività fisica e avere delle abitudini di vita salutari. Certo, ma in certi casi tutte queste accortezze potrebbero non essere sufficienti: in futuro, un’alternativa potrebbe essere rappresentata dalla somministrazione di alcuni batteri intestinali.

Un gruppo di ricercatori che lavorano presso l’Università dello Utah, infatti, ha individuato un ceppo di batteri che, nei topi, sono in grado di garantire un’azione di prevenzione sia rispetto all’ingrassamento che all’obesità. Si tratta di batteri che si trovano naturalmente all’interno del microbioma intestinale umano.

La ricerca ha già trovato spazio sulla famosa rivista “Science”. Secondo il risultato di tale studio, all’interno dei batteri intestinali clostridia troviamo qualcosa come 20-30 specie diverse, spesso con effetti positivi rispetto a tale problematica. Quindi, la ricerca prevedeva che, determinati topi, obesi anche se stavano osservando una dieta equilibrata, avrebbero dovuto seguire una cura che prevedeva la somministrazione di tali batteri.

Ebbene, si è notato come tale scelta sia stata altamente positiva, favorendo la perdita di peso. Come è stato rivelato dal gruppo di ricerca, i clostridia hanno la capacità di svolgere un’attività di carattere preventivo rispetto all’incremento di peso. In poche parole, tali batteri riescono a fermare l’intestino nell’attività di assorbimento del grasso. Una sorta di vera e propria barriera naturale che blocca tale situazione.

Adesso, quindi, il passo successivo per il gruppo di ricerca, dopo aver trovato il gruppo di batteri che garantisce l’azione di prevenzione rispetto all’aumento di peso, è quello di capire come poter trovare uno sbocco terapeutico anche per gli uomini. Fino a questo momento, tra l’altro, ci si basava semplicemente sul fatto che esistesse una correlazione tra batteri intestinali e obesità.

Il ruolo del sistema immunitario

Insomma, vari studi avevano dimostrato fin qui come la composizione del microbioma dell’intestino fosse in grado di condizionare l’insorgere di malattie legate al metabolismo. Ebbene, fino a questo momento mancava proprio l’individuazione di tutti quelli anelli di congiunzione in tale processo.

Ciò che è fatto la differenza, come spesso accade, è stato lo studio del sistema immunitario. Delle cellule, denominate linfociti T helper follicolari, mettono a disposizione dei topi (nel caso dell’esperimento) una sorta di vera e propria barriera nei confronti dell’obesità, favorendo e stimolando la produzione di specifici anticorpi, che rappresentano una sorta di sentinelle nei confronti dell’aumento di peso. I topi che avevano un difetto di tali cellule immunitarie non erano in grado di produrre abbastanza anticorpi da poter contrastare efficacemente l’obesità.

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Rilassare mente e corpo: il trading autogeno nella psicoterapia

Spesso le cause principali dei disturbi psicofisici sono da attribuirsi allo stress e ai ritmi frenetici della vita moderna. Proprio per questo, le tecniche di training autogeno sono estremamente importanti, specialmente quando inserite all’interno delle cure psicoterapiche ma non solo. Conosciute anche come tecniche di rilassamento, aiutano a ristabilire un corretto equilibrio tra la mente e il corpo, favorendo la distensione dei nervi e la concentrazione.

Nascita e sviluppo del concetto di training autogeno

Il training autogeno nacque negli anni ’30 ad opera di Johannes Heinrich Schultz, uno psichiatra tedesco che sviluppò una serie di metodi di rilassamento all’interno dei suoi studi sulle applicazioni dell’ipnosi nella psicoterapia. L’obiettivo di Schultz era rendere i suoi pazienti più calmi, aiutandoli a stabilire un contatto con il loro corpo. Tutto ciò funzionava bene nelle sedute, dimostrando come quasi tutti riuscissero a isolarsi dal resto del mondo, focalizzandosi sul proprio io attraverso uno stato mentale estremamente recettivo e reattivo agli stimoli.

Le tecniche di training autogeno di Schultz riuscivano ad agire sia a livello fisico che psicologico. Uno dei grandi vantaggi di cui ci si rese subito conto fu l’effetto sul sistema nervoso, in particolare nella contrazione involontaria dei muscoli.
Spesso non ce ne rendiamo conto ma durante la maggior parte del tempo contraiamo involontariamente tantissimi muscoli del corpo, del viso, della schiena, delle gambe, delle braccia, etc. Questo è dovuto proprio al nostro sistema nervoso centrale, che scarica la tensione sui muscoli e crea una predisposizione all’ansia e ad altri comportamenti dannosi.

Le tecniche di rilassamento usate nella psicoterapia agiscono proprio in questo punto, consentendo all’organismo di diminuire la formazione di ormoni come l’adrenalina e il testosterone. Quante volte avrete sentito dire a qualcuno preso dal panico di respirare a fondo e con calma, per esempio in caso di attacco di panico, ansia, rabbia o specialmente alle donne in gravidanza.

Il concetto è proprio questo, un rilassamento fisico che influenza il sistema nervoso, portando a uno stato di calma e concentrazione profonde grazie alla respirazione. Nate all’interno degli studi di Schultz, le tecniche di rilassamento sono poi diventate di dominio pubblico e largamente diffuse in tutte le aree rivolte alla cura della persona. Dalle ostetriche, agli psicologi, dagli allenatori sportivi ai manager, dagli psicoterapeuti ai medici e così via.

Esercizi di base del training autogeno

Il training autogeno si basa sull’uso di 6 tecniche o esercizi differenti:

  • Pesantezza
  • Respiro
  • Calore
  • Cuore
  • Solare
  • Calma

Si tratta di una serie di esercizi volti a rilassare il corpo e la mente, creando uno stato psicofisico calmo e concentrato. Si distinguono principalmente tra esercizi di base e superiori e prevedono una serie di condizioni preliminari tra cui:

  • la scelta del luogo opportuno, possibilmente poco rumoroso e adatto allo scopo;
  • usare sempre vestiti che permettano il rilassamento muscolare;
  • adottare una posizione che aiuti a rilassarsi.

In questo modo è possibile applicare, per esempio, quello che lo stesso Schultz chiamava esercizio della pesantezza, cioè cercare di pensare che il proprio corpo diventi sempre più pesante, facilitando l’immobilità e la distensione muscolare.

Sempre nella stessa posizione iniziale, è possibile usare l’esercizio del respiro, che consiste nel riuscire a separare la respirazione dai fattori esterni, particolarmente utile in caso di ansia o depressione.

Con l’esercizio del calore, invece, è possibile intervenire sulla circolazione, ristabilendone il corretto movimento all’interno del corpo. Si tratta di una tecnica molto usata dagli sportivi nelle fasi di riscaldamento, ma anche da chi soffre di problemi circolatori e muscolari.

Molto intenso è l’esercizio del cuore, che ha come obiettivo quello di stabilire un contatto intenso con le proprie emozioni. Nella psicoterapia, questa tecnica aiuta a gestire i pazienti con problemi di attacchi di panico, andando a toccarne la sfera affettiva ed emotiva.

L’esercizio del plesso solare è particolarmente indicato per trattare problemi fisici legati a disturbi di origine psichica, come ad esempio le difficoltà di digestione e le gastriti. Grazie alla diminuzione delle tensioni psicofisiche, è possibile migliorare il corretto funzionamento degli organi come lo stomaco, il fegato e i reni.

Infine, l’esercizio della calma è uno dei più importanti, spesso usato come base per tutte le altre tecniche di training autogeno. Consiste nel cercare un rilassamento profondo attraverso una concentrazione mentale molto intensa, che evita la dispersione delle energie verso l’esterno e crea una situazione perfetta per le cure psicoterapeutiche.

Utilità delle tecniche di training autogeno

Gli esercizi di training autogeno sono importantissimi per imparare a gestire le emozioni, risolvere problemi di natura psicofisica e migliorare la propria qualità della vita. Oltre ad essere ampiamente usati nella psicoterapia professionale, possono essere svolti anche da soli, imparando a controllare il proprio corpo e la propria mente in qualsiasi tipo di situazione. Dagli ambienti sportivi alle donne in gravidanza, queste tecniche hanno una forte valenza scientifica, grazie ai numerosi studi svolti a riguardo da esperti di tutto il mondo in oltre 100 anni di utilizzo.

Conoscere questi esercizi è estremamente importante perché i disturbi psicofisici possono manifestarsi improvvisamente, prendendoci di sorpresa e senza avere nessun tipo di difesa.

Quali i sono i fattori di rischio per gli emangiomi infantili

Gli emangiomi infantili colpiscono circa 4 bambini su 100 e sono classificati come dei tumori benigni che interessano i tessuti molli. Non sono niente di preoccupante, anche se è bene che i genitori tengano sotto controllo e monitorato questo genere di tumore benigno.

Quali sono i fattori di rischio per gli emangiomi infantili?

L’emangioma infantile può interessare qualsiasi parte del corpo, specialmente nella regione della testa, del collo, ma anche braccia e tronco. Compaiono fin da subito dopo la nascita e non oltre i tre mesi di vita del bambino. Si presentano alla vista come delle macchie color fragola e tendono progressivamente a crescere fino a subire un arresto. Nella maggior parte dei casi, in un bambino ormai in età scolare, verso i sette anni, l’emangioma infantile dovrebbe essere completamente regredito. Tuttavia, viene da chiedersi quali possano essere i fattori di rischio per quanto riguarda questo tipo di tumore benigno.

Nonostante i sempre più approfonditi studi sull’argomento, le cause che portano alla comparsa dell’emangioma infantile non sono ancora del tutto chiare. I diversi fattori di rischio che si possono elencare sono il sesso femminile, che presenta un’incidenza maggiore rispetto a quello maschile; l’età avanzata della mamma; l’essere di razza caucasica pura; il basso peso alla nascita e quindi prematurità; l’aver avuto una gestazione multipla e infine aver sofferto di preeclampsia durante la gestazione.

Oltre a ciò, gli studi effettuati fino ad ora hanno dimostrato che esiste una stretta correlazione tra il fenomeno dell’ipossia e quello della comparsa delle cellule tumorali all’interno dei vasi sanguigni. In altrettante parole, la causa potrebbe essere un’ossigenazione poco più che sufficiente durante il periodo della gravidanza. Tuttavia, si ritiene valida anche l’opzione di uno sviluppo dei vasi sanguigni incompleto e pertanto, la parte colpita mostrerebbe il segno evidente dell’emangioma infantile.

Come si tratta l’emangioma infantile?

Nella maggior parte dei casi, questo tumore benigno regredisce spontaneamente senza creare complicanze importanti, dopo aver raggiunto la sua piena fase in concomitanza dei sei mesi di vita del bambino.

Se invece, nel caso in cui l’emangioma infantile risulti doloroso per il bambino e sanguini spesso, allora si può pensare di intervenire somministrando una terapia farmacologica.

Nei casi più rari, in cui questo tumore benigno sia posizione in una parte del corpo più critica che limita il bambino, ad esempio sulle labbra o in prossimità degli occhi, causando problemi secondari, allora il medico potrebbe optare per un intervento chirurgico o in alternativa una terapia innovativa a base di propranololo. È bene ricordare che la percentuale di queste complicanze è molto bassa poiché l’emangioma infantile solitamente compare su un tessuto molle il quale non provoca disturbo al bambino.

A chi spetta fare la diagnosi di emangioma infantile?

Diagnosticare questo tipo di tumore benigno è in realtà un passaggio molto semplice perché è facilmente riconoscibile, non solo dal colore e dalla forma, ma anche dal fatto che appare subito dopo la nascita nel neonato. Oltre a ciò, i genitori si possono accorgere che questo emangioma infantile continua a crescere.

Una visita dal pediatra e in seguito da uno specialista può confermare tale diagnosi. Si rende necessaria la visita da un professionista al fine di poter evitare qualsiasi complicanza in futuro, ma anche per valutare se si rende necessario un trattamento o se si dovrebbero svolgere ancora eventuali accertamenti. Tuttavia si esortano sempre i genitori a non preoccuparsi perché è un disturbo che non reca, nella grande maggioranza dei casi, problemi gravi.

Le cause dell’obesità e i rimedi davvero utili

L’obesità si verifica quando vi è un aumento del grasso corporeo che comporta un eccessivo aumento di peso o atrofia del tessuto adiposo e mette in pericolo la vita di un essere umano.

È considerata una malattia cronica che può comparire dall’infanzia e dall’adolescenza. Le diete basate su un eccesso di nutrienti, come grassi e carboidrati, nonché uno stile di vita sempre più sedentario, sono il terreno fertile per l’obesità, che sta diventando una vera e propria epidemia.
L’obesità è il disturbo metabolico clinico più comune negli esseri umani.

Nei Paesi industrializzati, le condizioni di vita attuali consentono un’alimentazione abbondante e variata a settori in crescita della popolazione, parallelamente all’aumento di uno stile votato alle comodità (auto, ascensori scale mobili, etc.); questo favorisce sempre di meno il movimento e fa sì che il numero di persone obese sia sempre più elevato.

Ci sono variazioni nella composizione corporea in base all’età, al sesso e all’attività fisica. Ad esempio, una persona di 25 anni ha il 15% del suo peso in grasso corporeo; mentre a 75 anni, mantenendo un peso simile, ha il 30% di grassi a causa di una diminuzione della massa muscolare magra.

Gli adipociti, presenti in più depositi di tessuto adiposo, sono atti a memorizzare in modo efficiente l’energia in eccesso sotto forma di trigliceridi e, se necessario, rilasciare questi depositi sotto forma di acidi grassi liberi che possono essere utilizzato dal corpo. Questo sistema fisiologico, regolato attraverso moti endocrini e nervosi, permette all’essere umano di sopravvivere in condizioni di fame, anche per diversi mesi. Tuttavia, quando i nutrienti sono abbondanti e lo stile di vita è sedentario, e con l’importante influenza della genetica, questo sistema incrementa i depositi energetici del tessuto adiposo, con conseguenze negative per la salute.

L’obesità, dunque, può essere definita come una sindrome clinica caratterizzata da un aumento della proporzione del tessuto adiposo in relazione al peso corporeo totale.

Le cause dell’obesità

La causa principale che produce l’obesità è uno squilibrio energetico tra le calorie acquisite e quelle che vengono bruciate, producendo un aumento di peso che, se non controllato nel tempo, può portare a questo problema.

In generale, ciò che è accaduto negli ultimi anni è che consumiamo cibi ipercalorici che sono ricchi di grassi; allo stesso tempo, l’attività fisica diminuisce a causa della forma sempre più sedentaria di molti tipi di lavoro e i mezzi di trasporto che ci fanno spostare sempre di meno a piedi ogni giorno.

Tuttavia, ci sono altre cause che possono predisporre una persona all’obesità, come la genetica, dal momento che esiste una relazione diretta tra la comparsa dell’obesità quando c’è una storia di obesità in famiglia.

Un’altra causa potrebbe essere il fattore socioeconomico, dato che un grado maggiore di obesità è osservato nelle classi più povere, dove non ci sono risorse per nutrirsi adeguatamente o tempo per eseguire l’attività fisica necessaria, oltre alla dieta corretta per perdere il peso in eccesso.

I rimedi utili contro l’obesità

Per combattere l’obesità, la prima cosa da fare è apportare delle modifiche all’alimentazione.

È indispensabile fare una visita medica o un consulto da parte di un dietologo o un nutrizionista. È essenziale consultare il proprio medico in merito a questo o ad altri trattamenti naturali, allo scopo di valutare possibili controindicazioni o incompatibilità.

In ogni caso, una delle chiavi per affrontare questo problema è seguire una dieta sana ed equilibrata, insieme alla pratica regolare dell’esercizio fisico.

È sempre bene fare almeno cinque pasti al giorno, ma consumando porzioni ridotte, per distribuire meglio l’apporto calorico nell’organismo. La dieta mediterranea è un buon esempio di regime alimentare da seguire, poiché prevede cibi a basso contenuto di grassi e molta frutta e verdura.

É anche bene che la persona che soffre di obesità limiti l’assunzione totale di grassi e zuccheri, aumentando piuttosto il consumo di frutta e verdura, legumi e cereali.

Anche il modo in cui viene cotto il cibo ha una certa influenza, quindi è meglio fare a meno fritti o stufati troppo grassi e scegliere di cucinare in modo sano; a tal proposito, svolgono un ruolo benefico gli alimenti grigliati, arrostiti o cotti al vapore, poiché si limitano le calorie assunte. Le bevande zuccherate, infine, costituiscono una fonte di zucchero del tutto inutile per il corpo, quindi è bene ridurne al minimo il consumo.

Ma per sconfiggere definitivamente l’obesità, la cosa più importante è la perseveranza. È necessario mantenere un regime alimentare costante ed eseguire attività fisica per almeno 30 minuti tre volte alla settimana, adattando sempre l’intensità ai bisogni e allo stato fisico della persona, aumentando se possibile la frequenza per ottenere il risultato desiderato.

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Integratori: un valido sostegno per il passaggio dalla stagione fredda a quella primaverile

La primavera è alle porte. Per alcuni è il periodo più bello dell’anno, per altri invece è un incubo e le motivazioni sono molteplici, sebbene le più comuni sono solitamente le seguenti:

  • Allergie;
  • Pressione bassa;
  • Senso continuo di stanchezza.

Negli ultimi anni coloro che soffrono di questi disturbi legati all’arrivo della primavera sono nettamente aumentati di numero. Molto probabilmente questo dipende anche dall’aria che respiriamo e dallo smog che non lascia in pace i nostri polmoni, sempre più sensibili.

Il corpo ci dice molto di noi, quello che bisogna fare è saperlo ascoltare. Effettivamente i cambiamenti climatici degli ultimi anni, non aiutano di certo al passaggio dal pieno inverno alla primavera. Si passa molto velocemente dal caldo al freddo, anche nella stessa giornata. Se non si hanno delle difese immunitarie abbastanza forti, è facile cadere nelle influenze di stagione. Per questo motivo, gli integratori sono diventati assolutamente essenziali.

Sicuramente anche un’alimentazione corretta è importante. Mangiare adeguate quantità di frutta e verdura, oltre che di proteine, ti aiuta a mantenerti meglio.

Gli integratori sono soprattutto utili, sia a coloro che non consumano abitualmente carne e quindi hanno necessità di integrare ferro nella dieta in altro modo, sia a coloro che la mangiano almeno 3 volte a settimana, ma comunque non si sentono abbastanza in forma.

Gli integratori vanno scelti in base alle esigenze del corpo

Inserire gli integratori nella propria alimentazione, vuol dire aiutare il corpo ad assumere adeguate quantità di vitamina C, B, D, nonché di proteine se se ne necessita. Vanno scelti in base alle proprie specifiche esigenze:

  • Senso di stanchezza continua? Hai sicuramente bisogno di Magnesio. Quest’ultimo ti aiuta a sostenere al meglio il passaggio dalla stagione fredda a quella calda. Ci si può sentire facilmente debilitati dal passaggio del pieno inverno alla primavera;
  • In estate tendi a sudare molto? Un integratore a base di vitamine e sali minerali, può sicuramente aiutarti a reintegrare la perdita di liquidi;
  • Ti sei ammalato spesso ultimamente? Un integratore a base di vitamina C è quello che fa per te.

Ogni integratore ha il suo specifico scopo, ce ne sono alcuni ,per esempio, adatti alle donne durante il periodo mestruale. O ancora quelli perfetti per gli sportivi, che hanno maggiore necessità di tenersi in forma naturalmente.

Oltre gli integratori ci sono tre consigli utili che dovresti seguire:

  • Se c’è il sole, esci. Approfittane. La vitamina D ti rafforza e inoltre aiuta a sentirti più felice;
  • Integra quotidianamente la tua giusta porzione di frutta e verdura;
  • Nei passaggi delle stagioni, vestiti sempre a cipolla. Evita di sudare e di restare con i vestiti umidi tutto il giorno addosso.

Contrariamente a quello che si crede, le difese immunitarie si rafforzano se le “metti alla prova”. Non bisogna evitare luoghi come le palestre o impressionarsi se tutto non è perfettamente igienizzato in una stanza. Le difese immunitarie vanno “allenate”.

Stai già iniziando a soffrire del cambio di stagione? Tendi a sudare spesso, a sentirti stanco e assonnato? Probabilmente è di un integratore che hai bisogno, oltre che di migliorare la tua dieta alimentare.

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