Rimedi naturali per denti bianchi

Il desiderio di avere denti bianchi

Avere i denti più bianchi è un desiderio molto diffuso. Questo perché i denti bianchi sono spesso messi in relazione con un bel sorriso, e possono spingerci a sentirci maggiormente a nostro agio quando ci troviamo con gli altri.

Molti ricorrono allo sbiancamento professionale per eliminare le macchie presenti sullo smalto dei denti. Questo di solito consta in un trattamento a base di perossido di idrogeno, un gel sbiancante, la cui azione viene amplificata e resa ancora più profonda grazie alla combinazione con una lampada a laser. In realtà, questo è solo il metodo più utilizzato, ma non l’unico.

Anche questo trattamento, però, non risolve in maniera definitiva il problema dei denti gialli. L’effetto di solito ha la durata di un anno o poco più. Un trattamento del genere ha un costo che va dalle 150 € in su.

Questi ed altri motivi, spingono molte persone a fare da sé, optando per strisce sbiancanti, lampade a led sbiancanti o dentifrici abrasivi. Altri ancora decidono di ricorrere all’utilizzo di prodotti sbiancanti naturali, forse i più antichi e conosciuti.

Bisogna precisare che il fatto che si tratti di prodotti naturali non significa che il loro utilizzo sia esente da rischi. Usarli nel modo scorretto, per un periodo di tempo prolungato, o magari troppo frequentemente può causare problemi di ipersensibilità, dovuti alla corrosione dello smalto o delle gengive.

I 5 sbiancanti naturali più conosciuti

Le proprietà sbiancanti del bicarbonato di sodio sono riconosciute in lungo ed in largo. Non è un caso che questo prodotto venga utilizzato come componente in diversi dentifrici. La sua azione corrosiva elimina le macchie superficiali ma, come è facile intuire, è consigliato utilizzarlo in piccole dosi e fare seguire il suo utilizzo da un abbondante risciacquo con acqua.

Le foglie di salvia, oltre a rendere più belli e brillanti i nostri denti, contribuiscono a rinfrescare l’alito, in parte grazie alle loro discrete proprietà antibatteriche. Ridotte in poltiglia ed associate al bicarbonato vengono spesso utilizzate per realizzare dentifrici naturali.

Anche la buccia di limone o di arancia risulta efficace per eliminare efficacemente le macchie più superficiali dai denti. Il loro utilizzo viene però sconsigliato a coloro che soffrono di ipersensibilità.

L’acido malico, presente in diversi frutti quali le mele o le fragole, è noto anche per le sue sostanze sbiancanti. Il modo più rapido per sfruttarne l’efficacia è quello di sfregare questi frutti sui propri denti.

In alternativa si può generare una poltiglia da applicare sui denti. Questa deve rimanere per non più di 5 minuti. Il trattamento non va eseguito per più di due volte alla settimana.

La cenere del legno di noce contiene idrossido di potassio. Le sue proprietà di migliorare il candore dei denti sono note sin dai tempi antichi.

Particolarmente importante per mantenere in salute non solo i nostri denti, ma l’intero cavo orale, è l’igiene di quest’ultimo. Su www.spazzolinoelettrico.info puoi trovare tutto ciò che ti serve per ottenere una profonda e dettagliata pulizia orale, direttamente a casa tua.

 

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Mantenersi in forma a casa: dieta, esercizi e integratori utili

Se ti alleni regolarmente e sei interessato a sapere come migliorare le tue abitudini alimentari per avere una migliore prestazione fisica, costruire più muscoli o recuperare più velocemente dai tuoi allenamenti, questo articolo è per te.

In questo articolo vogliamo parlarti di come mantenersi in forma a casa con dieta, esercizi fisici e integratori utili.

In alcuni periodi dell’anno per motivazione, tempistiche, stress e spesso lavori molto faticosi, fanno si che l’attività sportiva e la dieta siano davvero difficili da affrontare.

Siamo qui per te per aiutarti a capire come puoi fare per tornare in forma anche a casa.

Mangia in modo intelligente

Mangiare deve essere un atto ponderato e consapevole: seguire una dieta ti farà sentire molto meglio e ti aiuterà ad avere un ordine mentale.

Durante i pasti, dobbiamo concentrarci su gusti, sensazioni e ci prendiamo il nostro tempo! Mangiare di fretta non aiuta di certo. E’ importante ricercare il proprio equilibrio, ma allo stesso tempo costruirlo passo dopo passo. Ti consigliamo di consultare un nutrizionista in modo che possa aiutarti a costruire una scheda alimentare da seguire.

E’ bene concentrarsi sui cibi sani come: verdure crude e cotte, pochi carboidrati e grassi e con moderazione le proteine.

In questo modo, il tuo corpo trarrà beneficio da una vasta gamma di sostanze nutritive, vitamine, minerali, carboidrati, grassi, proteine e sarai quindi pieno: addio, spuntino!

Vogliamo darti un altro consiglio: poniti le domande giusto

Ecco, un desiderio di dolce! E se, prima di mettere il naso in frigo, ci ponessimo le domande giuste, solo per evitare le voglie? Si tratta di differenziare la fame dal semplice desiderio di mangiare.

Abbiamo fame perché ci sentiamo soli, tristi, che siamo annoiati? Se è così, la soluzione migliore è cambiare idea: leggiamo un libro, facciamo una telefonata a un/a ragazza/o, guardiamo un film. Tutto va bene per pensare a qualche altra cosa. E se, al contrario, siamo veramente affamati, ricadiamo su uno spuntino sano ed equilibrato, ad esempio: un frutto, una fetta di pane integrale con prosciutto o latticini a basso contenuto di grassi.

Fai un buon allenamento di fitness a casa

Per gli appassionati di fitness, non hai bisogno di molte attrezzature per avere la pancia piatta, dimagrire le gambe o tonificare i glutei. Per fare l’allenamento a casa, tutto ciò di cui hai bisogno è un tappetino da palestra, qualche peso, se è possibile anche una cyclette o un tapis roulant.

Ti consigliamo di contattare un personal trainer che possa preparare per te un allenamento ben strutturato. Questo ti permetterà di rimetterti in forma piano piano.

Per garantirti un’ottima integrazione anche dopo un allenamento di fitness intenso a casa, ti consigliamo una buona integrazione grazie agli integratori alimentari.

Ti consigliamo un multivitaminico in modo da avere una integrazione completa o integratori mirati in base alle tue necessità.

Conclusioni

Come hai avuto modo di leggere è possibile rimettersi in forma, seguire una dieta avere una buona integrazione alimentare e non è poi così complicato. Ti consigliamo di visitare il sito di Farmacia Cairoli il cui staff sarà pronto ad aiutarti a scegliere gli integratori alimentari più adatti a te da abbinare alla tua dieta e al tuo esercizio fisico.

Vogliamo però dirti che nel caso di problematiche specifiche del perdere peso è bene contattare il tuo medico di base e richiedere specifiche informazioni e consigli.

Le nuove frontiere della somministrazione parentale

La sanità è uno dei settori in continuo mutamento, con i nuovi mezzi tecnologici a disposizione si continua nella costante lotta alle malattie. In campo medico la somministrazione parenterale è altamente diffusa visti i suoi numerosi vantaggi. In medicina ci sono diverse metodologie per somministrare i farmaci ai malati. La via parenterale si utilizza quando l’ingresso delle sostanze nell’organismo avvengono tramite l’assorbimento intestinale: in altre parole, si tratta di preparazioni che sono destinate alle iniezioni, infusioni o impianti sia nel corpo umano che in quello animale. La somministrazione parenterale però ha numerosi meccanismi di ingresso nell’organismo, come per esempio l’assorbimento di farmaci tramite cerotti e la somministrazione endovenosa e intramuscolare. Chi lavora nello sport professionale o amatoriale sa bene che anche prima di partecipare ad eventi esclusivi è necessario sottoporsi ad analisi ed assumere farmaci seguendo determinati protocolli.

L’entrata di una sostanza per via parenterale in un organismo può dividersi in due punti: quella intenzionale e accidentale. Nel primo caso si parla precisamente della somministrazione parenterale, mentre nel secondo ci si riferisce per lo più alle numerose infezioni a cui il nostro corpo può andare incontro. La via parenterale è abbastanza diffusa ed utilizzata in medicina poiché i farmaci in questa maniera riescono a raggiungere rapidamente il circolo sanguigno, in modo da fare effetto più velocemente. Così facendo tutti i farmaci che devono essere presi per via enterale (ovvero in via orale, via sublinguale o via rettale) possono essere più efficaci e non incontrare problemi una volta arrivati al tratto gastrointestinale.

La somministrazione in via parenterale si divide in tre principali metodologie:
Endovenosa o endovascolare: è quella più comune e anche più efficiente, visto che il farmaco entra direttamente in circolo e si evitano possibili problematiche nel tratto gastrointestinale. Spesso si utilizzano anche per l’iniezione di diversi farmaci che risultano pericolosi se somministrati in un’altra maniera. La vena più utilizzata è quella dell’avanbraccio e la somministrazione deve essere sempre eseguita da un personale medico.
Intramuscolare: i muscoli hanno più irrorazione di sangue e sono sicuramente meno sensibili della pelle, in questo modo i farmaci possono arrivare in circolo in breve tempo. Naturalmente le medicine devono essere iniettate in soluzioni acquose od oleose, in modo che il farmaco rimanga nel muscolo in modo da scatenare un lento rilascio del principio attivo nel sangue. Le parti più interessate per l’iniezione sono il gluteo e il deltoide del braccio.
Sottocutanea: questa somministrazione è più lenta di quella endovenosa e meno rischiosa dell’iniezione intramuscolo. Diversi farmaci vengono utilizzati in questo modo e sono somministrati nella zona vicino l’ombelico, la parte anteriore delle cosce e la parte superiore esterna delle braccia.

Le certificazioni dei farmaci somministrati in questa maniera vengono offerte dall’AIFA. L’AIFA è un punto di riferimento per la medicina in Italia, infatti collabora strettamente con le Regioni, con gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i medici, le società scientifiche e l’istituto superiore della sanità (abbreviato in ISS). L’Agenzia Italiana del Farmaco svolge diverse funzioni, come tenere informato il governo sulla spesa farmaceutica tenendo in considerazione aspetti economici, garantisce le semplificazioni di procedure, come l’ottenimento di farmaci innovativi per malattie rare. Proprio in questo ambito l’ente è molto sensibile, infatti dialoga continuamente con le associazioni dei malati, per cercare di andare incontro ai loro bisogni nella maniera migliore. L’AIFA si occupa anche di organizzare seminari pubblici per sensibilizzare gli operatori del settore sanitario.

L’AIFA non è un ente di riferimento solo nel nostro Stato, infatti essa è in continuo contatto con gli altri Paesi per monitorare ed analizzare possibili problemi sanitari. L’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e altri organismi internazionali, collaborano da tempo con l’AIFA, come dimostra quest’ultimo periodo con la diffusione del Coronavirus. Il continuo dialogo tra le imprese scientifiche, che comprendono aziende distributive e produttive, e l’AIFA, aiuta notevolmente ad alleggerire la burocrazia e le possibili problematiche per la messa in commercio di farmaci.

Storia dell’Agopuntura: curiosità e applicazioni

La storia dell’agopuntura è una delle tecniche della medicina alternativa cinese più conosciuta. Divide molto le persone tra scettici e non scettici, tradizionalisti e orientalisti, appassionati del mondo cinese e asiatico che difendono ad oltranze i loro usi e costumi, occidentalisti scientifici.

L’agopuntura si basa sull’uso di aghi specifici che stimolano punti del corpo a correggere squilibri dell’energia interna del corpo umano attraverso i meridiani. E’ una filosofia che non appartiene solo alla Cina, si ritrova anche in Giappone, Corea, Thailandia, India e altri paesi orientali. La correzione attraverso gli aghi specifici interviene sui meridiani, nella medicina tradizionale cinese sono i canali dove scorre l’energia e corrispondono a vasi o arterie.

La Storia dell’Agopuntura è millenaria, libri antichi ne riportano la nascita prima del 305 e 204 a.C., periodo in cui furono scritti dei primi libri o pagine dedicate che dimostrano la sua esistenza storica di lungo periodo.

L’agopuntura affianca altre discipline mediche tradizionali cinesi e si unisce alla dieta nutrizionale, la fitoterapia, la massoterapia e le ginnastiche psicofisiche per curare la salute tenendo in equilibrio corpo e mente.

L’agopuntura viene praticata in Cina e molti paesi del mondo, in Italia e altre nazioni europee richiedono l’abilitazione alla professione medica e veterinaria, il superamento di esami di stato che certificano le competenze e danno la possibilità di esercitarla.

Agopuntura, quali malattie riesce a curare?

L’agopuntura è una scienza medica tradizionale complessa, molte delle sue tecniche e dei suoi risultati devono essere approfonditi e studiati. Il Dottor Stefano Vignali, specializzato nel Metodo Unica, affronta diverse patologie e insegna uno stile di vita nuovo che mette al centro il tempo delle persone, la nutrizione corretta e un nuovo rapporto con il mondo.

Le situazioni cliniche affrontabili con l’agopuntura sono: la cefalea muscolo tensiva, l’emicrania, il tunnel carpale, l’infertilità, la sindrome premestruale, la lombalgia e la sciatalgia, la spalla dolorosa, l’insonnia, l’ansia, vertigini e acufeni, intestino irritabile, fibromialgia, dipendenza da fumo, fame nervosa.

Agopunture, malattie e contesto

Tutte queste patologie verranno analizzate nella loro complessità, partendo da analisi del sangue e cliniche, analisi energetiche e contestuali.

Come spiega il dottor Vignali, l’agopuntura è una tecnica medica che richiede anche sensibilità. Gli aghi agiscono sulla consistenza dei tessuti provocando contrazione o rilassamento muscolare. Saranno evidenti anche cambiamenti mentali e psicologici, l’azione diretta della liberazione di endorfine o dinorfine, di dolori o fastidi causati da malattie e situazioni cliniche varie.

Nella lista di malattie elencate prima, troviamo patologie complesse e sistemiche, ma anche condizioni causate da stati mentali agitati o depressi, stress energetici accumulati. Ad esempio l’ansia, la dipendenza da fumo, l’emicrania che può insorgere per sovraccarichi mentali e stress, la sindrome pre-mestruale e l’intestino irritabile. L’importanza del tempo è al centro di una concezione di vita che da importanza ad ogni aspetto del vivere quotidiano, un giorno nel Metodo Unica del Dottor Vignali si compone di tre momenti regolari: 8 ore di riposo, 8 ore di lavoro e 8 ore per Sé (famiglia, sport, divertimento, cibo preferito e salutare, amici, svago, hobby).

Se l’agopuntura agisce sulle energie, spesso è proprio dalle attività giornaliere e dall’alimentazione curata o non curata che le forze possono essere allenate o indebolite, rinvigorite o abusate, usate bene con equilibrio oppure stravolte da una corsa continua voluta dai ritmi moderni della società.

Sistema immunitario terza età, come migliorarlo

Perché l’età indebolisce il sistema immunitario?

Il sistema immunitario diventa debole con l’avanzare dell’età e i motivi per cui succede sono tanti. I cambiamenti nello stile di vita incidono, l’alimentazione diventa meno ricca o meno assorbita.
Gli organi linfatici, le cellule e il sangue sono meno vitali per proteggere l’organismo da malattie e infezioni. Un banale raffreddore si può trasformare in una polmonite, un’influenza può creare effetti devastanti a lungo termine.
Saranno i globuli bianchi ad essere meno efficaci, i fagociti che eliminano agenti estranei, i linfociti legati agli anticorpi. Inoltre, il Timo che è un organo importante per il sistema immunitario produrrà sempre meno cellule difensive.
Anche le malattie legate all’età incideranno molto. Ipertensione, diabete, indebolimento senile, artrosi assorbiranno quelle energie vitali importanti per proteggersi, si dovrà intervenire con farmaci specifi e un’alimentazione dedicata supportata da integratori per le difese immunitarie delle categorie più a rischio.

Di cosa ha bisogno il sistema immunitario degli anziani?

In generale, i fattori che incidono sul sistema immunitario sono:
• movimento
• sonno regolare
• alimentazione equilibrata
• cambi stagionali e temperature
• stress e psicologia.
Una persona anziana può soffrire a causa di dolori articolari, poca resistenza o stanchezza improvvisa, debolezza ossea e muscolare, stress causato dalla senilità ma anche da patologie collegate come l’ipertensione, il diabete, l’artrosi. Sonno e fattori psicologici possono essere collegati nel creare una situazione di malessere e debolezza.
Nonostante ciò, gli anziani presentano una capacità di resistenza incredibile che li porta ad uscire, socializzare, affrontare sia il caldo che il freddo, il movimento da soli con una semplice passeggiata, giocando con i nipoti, partecipando ad attività creative.
Per mantenere vitale il sistema immunitario in età avanzata, non bisogna sottovalutare:
• l’alimentazione,
• l’idratazione
• lo stress.
Nell’alimentazione geriatrica, facendo attenzione a patologie come diabete e ipertensione, si deve garantire l’assorbimento quotidiano di micronutrienti, vitamine e minerali. Per la risposta immunitaria sono importanti elementi come lo zinco, slenio, ferro, rame, acido folico. Le vitamine A e C che si possono assorbire in cibi ricchi di betacarotene, le vitamine B6 e D che sostengono le ossa e il sistema immunitario.
Medico e nutrizionista consiglieranno pesce azzurro, carne bianca, verdura verde e morbida, frutta non troppo zuccherina. Questi alimenti contribuiscono ad attivare le energie del corpo attraverso proteine, grassi non saturi, sali minerali e i micronutrienti citati. Queste reazioni biochimiche contribuiscono alla vitalità e forsa delle difese immunitarie.
L’acqua, a qualsiasi età, è sempre un alleato delle energie e delle difese immunitarie, soprattutto negli anziani che non si possono muovere. L’idratazione, infatti, contrasta la perdita di energie e sali minerali causata, rinfresca e risana la pelle che ha un importante ruolo difensivo anche nell’anziano.

Anziani allettati: perché il fattore psicologico è importante?

Il sistema immunitario può essere compromesso da situazioni nuove e diverse per il corpo umano: nuove malattie, stress, cambi stagioni, diminuzione delle ore di sonno e cambio alimentazioni sono ambiti dove l’organismo è concentrato nell’adattarsi e trovare un suo nuovo equilibrio.
Nei giovani e in maniera più forte nella terza età, le difese immunitarie potrebbero cedere in questi nuovi processi. Giovani e adulti riescono a superare con energia momenti di stanchezza e malattia, nell’anziano invece una semplice patologia può degenerare, il corpo invece di reagire decide di decelerare diventare più lento (metabolismo energetico).
Gli anziani allettati sono soggetti a questo rallentamento. Le funzioni vitali e corporee che non rispondono più come una volta possono generare depressione e difficoltà psicologica. La conseguenza potrebbe essere un ulteriore peggioramento delle condizioni fisiche a causa di inappetenza anche psicologica, poca voglia di muoversi o collaborare con infermieri, fisioterapisti e personale medico. È un decadimento purtroppo prevedibile e inevitabile che le strutture ospedaliere riescono a gestire sempre meglio grazie al miglioramento degli ambienti e delle cure anche sociali degli anziani costretti a letto.

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Come funziona il sistema sanitario americano?

Il Sistema Sanitario Americano, forse il migliore al mondo per competenza ma anche uno dei più costosi, è molto spesso soggetto a critiche di vario genere, che riguardano la politica adoperata o le pratiche per sottoscrivere l’assicurazione sanitaria. Certamente, è doveroso chiarire i dubbi in merito a questo argomento.

Prima di spiegare come funziona il sistema sanitario americano, serve precisare che, per aver accesso a questo paese, è necessario l’ESTA (Electronic System for Travel Authorization), un’autorizzazione virtuale che permetterà di entrare negli USA.

Come funziona il sistema sanitario americano?

Il sistema sanitario americano, come detto, è considerato uno dei migliori al mondo per efficienza ma, purtroppo, non risulta essere molto economico.
I cittadini americani, molto spesso, si affidano ad assicurazioni sanitarie affinché siano protetti per eventuali incidenti, malattie, etc.

Quest’assicurazione viene sottoscritta, il più delle volte, tramite dei contratti privati con apposite agenzie, che devono garantire la copertura sanitaria al cittadino in questione e alla sua famiglia, se prescritta per tutta la famiglia.

L’assicurazione sanitaria è, quindi, fondamentale per ogni cittadino americano, poiché gli garantisce le cure necessarie in caso di urgenza o di pericolo. Purtroppo, però, non tutti i civili possono sottoscrivere questo contratto a causa dei costi, rischiando di essere “abbandonati” in caso d’emergenza.

Per ovviare a tale limitazione, l’ex Presidente Barack Obama, il primo uomo d’origine afroamericana a ricoprire questa carica, ha deciso di presentare una riforma sanitaria chiamata Obama Care.

Cos’è l’Obama Care e in cosa consiste

L’ex presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, il 23 marzo 2010, approvò l’Obama Care, la più grande riforma sanitaria nella storia dell’America.

La richiesta di modificare le leggi sanitarie era in continuo aumento, sempre più cittadini rischiavano la bancarotta a causa delle spese mediche o, comunque, di non potersi permettere la polizza assicurativa a causa dei costi elevati; tra questi, vi erano anche i giovani tra i 18 e i 24 anni, i quali, trovandosi all’inizio della loro carriera, non avevano uno stipendio sufficientemente adatto a ricoprire queste spese.

L’introduzione di questa riforma ha sconvolto il popolo americano, permettendo ad oltre 30 milioni di cittadini di avere accesso all’assicurazione sanitaria, diminuendo i costi assicurativi, escludendo la possibilità che le agenzie negassero l’assicurazione a chi in passato aveva sofferto di patologie gravi ed includendo nell’assicurazione familiare i giovani tra i 18 e i 26 anni, affinché potessero trovare un lavoro dignitoso prima di dover pagare queste spese.

Medicare e Medicaid, due importanti riforme americane

Per agevolare determinati cittadini americani nell’ottenimento di una copertura medica dignitosa, sono state inserite due riforme, Medicare e Medicaid.
La prima si preoccupa di andare incontro ai cittadini americani che hanno oltrepassato la soglia dei 65 anni o che soffrono di handicap e disabilità (qualsiasi sia la fascia d’età), garantendo loro un’assicurazione sanitaria gratuita.

La seconda, invece, interessa in particolar modo le classi giovani, nonché i cittadini con scarse disponibilità economiche. Dato che il sistema americano prevede ingenti costi, questa legge ha pensato bene di agevolare gli abitanti con problemi economici, finanziando fino al 60% delle spese mediche di questi, affinché riuscissero, in qualche modo, a pagare il più possibile queste enormi spese.

Donald Trump e l’abolizione dell’Obama Care

L’introduzione dell’Obama Care prevedeva l’accesso gratuito a circa 45 milioni di cittadini all’assicurazione sanitaria, ma le domande presentate sono state quasi 80 milioni, gravando enormemente sullo stato, il quale ha dovuto pagare ingenti somme di denaro extra.

Le agenzie assicurative, contrariamente a quanto previsto dal programma, si sono trovate a dover stipulare numerose assicurazioni per anziani, persone con disabilità e ragazzi con problemi economici, provocando il notevole aumento dei costi di ogni agenzia assicurativa e, per risolvere questo imprevisto, le agenzie hanno alzato enormemente il costo delle polizze assicurative, a volte anche oltre il 50% del prezzo iniziale.

Queste sono le motivazioni che spingono Donal Trump, attuale presidente degli Stati Uniti d’America, ad avanzare verso l’annullamento della riforma Obama Care, poiché incide troppo in termini di spese sullo stato e grava ancor di più sulle agenzie assicurative.

È una delle discussioni più accese attualmente in America, ogni giorno aumentano gli attivisti che manifestano affinché venga mantenuta l’Obama Care e sono molti altri che ne desiderano l’abolizione e la ripresa del precedente sistema sanitario americano.

Il funzionamento del sistema sanitario americano è, dunque, in continuo cambiamento.
Chi decide di trasferirsi in America, dovrebbe trovare un lavoro che gli garantisca la polizza assicurativa tramite il proprio datore di lavoro.

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Guida alla scelta delle migliori scarpe antinfortunistiche

Le scarpe antinfortunistiche sono calzature da lavoro che hanno la peculiarità di proteggere da temperature, urti e scariche elettriche, rivestendo il piede per evitare il rischio di infortuni: una scarpa ben fatta, perciò, può salvaguardare la salute del lavoratore, permettendogli di lavorare in tutta sicurezza.

I settori in cui le scarpe antinfortunistiche devono essere indossate obbligatoriamente sono in costante crescita e sono stabiliti dalla legge n. 626 del 1994, cioè la legge introdotta per recepire tutte le normative europee per ciò che riguarda la salute e la sicurezza dei lavoratori e che rese molto più moderna la sicurezza sul lavoro in Italia. Secondo l’articolo 74 del DL n. 81 del 2008, l’obbligo di calzare le scarpe antinfortunistiche (o DPI, ossia dispositivo di protezione individuale) si ha quando è prevedibile un pericolo di lesione ai piedi; i piedi, infatti, sono particolarmente vulnerabili poiché esposti a rischi di qualsiasi genere, come i rischi meccanici, fisici o addirittura rischi chimici, ad esempio il contatto con prodotti irritanti.

Per ottimizzare l’uso delle scarpe antinfortunistiche bisogna assicurarsi che le calzature corrispondono alla categoria di rischio richiesta, in base al tipo e al luogo di lavoro; a tale scopo segnaliamo le caratteristiche specifiche a cui si riferiscono le norme europee:

  • A: calzatura antistatica;
  • CI: isolamento dal freddo del fondo della calzatura;
  • CR: tomaia resistente al taglio;
  • E: assorbimento di energia nella zona del tallone;
  • FO: suola resistente agli idrocarburi;
  • HI: isolamento dal calore del fondo della calzatura;
  • HRO: battistrada resistente al calore per contatto;
  • M: calzatura di protezione metatarsale;
  • P: lamina antiperforazione;
  • SRC: calzatura resistente allo scivolamento;
  • WR: calzatura water resistant;
  • WRU: tomaia materiale impermeabile.

Per scegliere una buona scarpa antinfortunistica, dopo aver guardato che si rispettino tutte le norme in materia, il secondo passo da compiere è chiedersi quali siano le proprie esigenze: se, ad esempio, si lavora a stretto contatto con fonti energetiche, in particolare elettriche, bisognerà munirsi di una scarpa che dissipi facilmente l’energia, mentre chi lavora a stretto contatto con l’acqua necessiterà di una calzatura idrorepellente o, ancora, bisogna stare attenti alle esigenze del piede stesso dato che se si è soggetti a urti o abrasioni alla caviglia, è bene utilizzare una scarpa alta, mentre se si lavora su un materiale liscio e privo di rischi per il piede, allora si potrà optare per una scarpa più leggera e senza fascia che copra la caviglia e renda più goffi i movimenti. Tutte queste tipologie possono essere scoperte e acquistate sul sito esconti.

In ogni caso, ci sono delle caratteristiche che accomunano le diverse esigenze, ad esempio chiunque deve optare per una scarpa dalla forma ergonomica. Il puntale protegge la punta del piede da schiacciamenti o gravi urti ma, se non si sceglie il materiale adatto, ad esempio l’alluminio che rende la scarpa più leggera, si può incappare in un eccessivo affaticamento del piede. Parecchi anni fa, infatti, si usava il puntale in acciaio che attraeva sia il caldo del sole cocente che il freddo delle giornate più uggiose, mentre le nuove tecnologie hanno ideato materiali sempre più leggeri ma allo stesso tempo resistenti.

La forma della scarpa antinfortunistica, infatti, è un elemento caratterizzante se si vuole acquistare una buona calzatura che protegga bene il piede, in quanto è d’obbligo scegliere una scarpa elastica che, in caso di schiacciamento, permetta al puntale di tornare alla propria forma originale in modo da facilitare la fuoriuscita del piede senza comportare difficoltà.

Un elemento da non sottovalutare è anche la vestibilità, poiché scegliere una scarpa molto leggera e comoda è l’ideale per chi svolge lavori pesanti e non vuole affaticare troppo l’intera muscolatura della gamba, evitando di sovraccaricare i muscoli di stress che si riverserà sulle articolazioni.
Sebbene ogni DPI immesso nel mercato è stato oggetto di una relazione tecnica ed è accompagnato da una dichiarazione di conformità e da un foglio illustrativo, per scegliere una buona scarpa bisogna anche andare alla ricerca (minuziosa!) di un marchio che usi prodotti di prima qualità, resistenti a varie categorie di problemi di seguito elencati:

  • penetrazione dell’acqua e di vapore acqueo: è importante che sia i materiali che le cuciture della calzatura proteggano il piede dagli effetti della pioggia, della neve o dell’umidità del suolo;
  • scariche elettriche: il materiale deve essere progettato per dissipare le cariche elettrostatiche onde evitare scariche che possano innescare incendi e minare alla salute del lavoratore;
  • misture chimiche: è essenziale che le scarpe antinfortunistiche siano realizzate con materiali che rispondano bene all’esposizione di spruzzi o piccoli schizzi di materiali chimici che potrebbero erodere la scarpa;
  • fonti di calore: raccomandiamo particolare attenzione che i materiali del vostro futuro acquisto proteggano il piede dal calore convettivo, calore radiante o spruzzi di metallo fuso.

Il design della scarpa, oltre ad essere ergonomico e detenere una buona qualità dei tessuti, deve avere anche un design accattivante perché, diciamolo, anche l’occhio vuole la sua parte. Ultimamente, infatti, il mercato delle scarpe antinfortunistiche si sta colorando di nuove sfumature che rendono la calzatura meno d’impatto per l’occhio e sempre più simile ad una scarpa da ginnastica, favorendone il senso estetico.

Se sei una donna e stai cercando delle scarpe antinfortunistiche comode ma allo stesso tempo molto leggere e con un design adatto per una lady, sappi che molti produttori di calzature antinfortunistiche stanno sperimentando nuovi modelli adatti al piede femminile! Molte aziende, infatti, hanno assunto nel proprio organico degli stilisti appositamente contattati per creare una scarpa che possa coniugare l’esigenza di un’estetica più ricercata alla comodità ma, soprattutto, alla sicurezza della scarpa antinfortunistica.

Una componente molto importante delle scarpe antinfortunistiche, nascosta all’occhio ma molto importante, è la soletta interna: la suola ideale è quella più spessa delle suole normali per attutire meglio gli urti ma anche più morbida in modo da assicurare comodità al lavoratore per tutto il tempo in cui le indosserà. La suola interna deve essere altamente traspirante poiché, ricordiamolo, i piedi sono una delle zone del corpo con la più alta densità di batteri e lavorare tutto il giorno con delle scarpe così ben rivestite può causare un’eccessiva sudorazione che, se non adeguatamente controllata, può portare a problemi con la scarpa prescelta.

Il tacco e la suola della scarpa, invece, devono necessariamente essere antiscivolo e antiperforazione. È importante scegliere bene il materiale della suola: in base ad esso dipenderà la pesantezza della scarpa ma anche il grado di isolamento della pianta del piede da eventuali fonti di calore o perforazione; ad esempio, la gomma è molto dura e può essere anche scomoda ma è ideale per resistere al calore o a tipi di pavimentazioni disomogenee che possono portare facilmente alla perforazione plantare.

Ogni dispositivo protettivo individuale deve prendere atto della regolamentazione europea in vigore in base alle esigenze essenziali imposte dalle direttive e precisate dalle norme comunitarie; in particolare la norma EN 13287: 2004 ha messo nero su bianco i requisiti e i metodi di prova per l’indicazione della resistenza allo scivolamento su diversi campioni di superfici scivolose, testate sia sul tacco che sulla suola: con il simbolo SRA si indicano prodotti in condizioni di prova con un fondo di ceramica e una soluzione detergente come lubrificante, mentre il simbolo SRB indica un fondo di acciaio e un lubrificante a base di glicerina.

All’interno di questa legge si trovano anche le modalità testate in comune a tutti e due i simboli, cioè tacco e piano, ma i requisiti minimi dei due simboli divergono poiché nel primo simbolo il requisito minimo per il tacco è 0,28 e per il piano è 0,32, mentre per il secondo simbolo il requisito minimo del piano si aggira intorno allo 0,13 per il tacco e 0,18 per il piano.

Diabete nei bambini, ecco perché il fegato grasso è decisamente pericoloso

I genitori dovrebbero prestare la massima attenzione a quello che mangiano i figli. Infatti, i bambini che presentano il fegato grasso possono contare su una probabilità praticamente oltre il doppio di affrontare il diabete in confronto agli altri bambini che seguono un regime alimentare decisamente più sano. L’allarme in questione è stato lanciato da parte di un gruppo di ricercatori che ha lavorato presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Al giorno d’oggi, ci sono tante soluzioni per tenere sotto controllo la dieta, anche quella dei propri bambini. Infatti, ci sono delle applicazioni che possono tornare decisamente utili per programmare tutti i pasti della settimana. Il boom di app e dei device mobili ha cambiato tantissimo le carte in tavola anche per quanto riguarda altri settori, come ad esempio il gioco online. Dopo aver dato un’occhiata a starcasino recensione, ci si può accorgere come l’offerta di giochi sul web sia sempre più ampia, accessibile ovviamente anche tramite il proprio smartphone o tablet.

Il diabete nei bambini si sviluppa più facilmente se soffrono già di fegato grasso

Lo studio, come detto, arriva direttamente dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, con cui hanno collaborato anche dei ricercatori dell’Università di Verona e dell’Università di Southampton. Infine, la ricerca ha trovato spazio sulla rivista scientifica “Journal of Epatology”.

Per chi non lo sapesse, il fegato grasso corrisponde ad una patologia, denominata anche steatosi epatica, che può colpire molto facilmente i bambini in età pediatrica. Nello specifico va ad attaccare tutti quelli che sono in stato di sovrappeso oppure sono obesi, mentre nel 3-12% dei casi va a colpire anche i bambini normopeso.

La causa di tale malattia deriva da un deposito eccessivo di trigliceridi all’interno delle cellule epatiche. Quindi, i grassi vanno ad accumularsi in una misura che va oltre il 5% e il fegato non riesce più a smaltirli come faceva in precedenza. Tra le motivazioni che favoriscono tale patologia troviamo sicuramente un ruolo primario svolto dalla genetica, ma anche da una dieta eccessivamente concentrata di grassi e da una storia familiarità con casi di obesità.

Non solo, visto che il fegato grasso può essere favorito dalla carenza di vitamina B12, dall’anemia oppure da alcuni trattamenti farmacologici particolari. Ebbene, secondo lo studio che è stato portato a termine da parte dell’istituto pediatrico romano, il gruppo di ricercatori, coordinato da Valerio Nobile, ha svolto delle analisi su oltre 700 bambini italiani, di cui 599 soffrivano di fegato grasso e 118 che non avevano tale patologia.

Lo studio e i risultati

La fase di studio è durata dal gennaio 2003 fino al mese di settembre dello scorso anno. Il gruppo di ricercatori è stato in grado di dimostrare che i bambini che soffrivano di steatosi epatica potevano contare su un pericolo maggiore di fare i conti con una situazione di prediabete e di diabete in confronto a tutti coloro che non avevano tale problema.

Nello specifico, dai risultati è emerso come il 20,6% dei bambini che avevano il fegato grasso poteva contare su una condizione di modificata tolleranza rispetto al glucosio, mentre il 19,8% di loro soffriva di prediabete, mentre lo 0,8% di loro era ad un passo dal soffrire di diabete a tutti gli effetti. Ecco spiegato il motivo per cui i medici hanno raccomandato a tutti i genitori di prestare la massima attenzione a quello che finisce in tavola, visto che è davvero molto semplice sviluppare la patologia della steatosi epatica e poi gli ulteriori rischi sono dietro l’angolo.

Livelli di ferro troppo alti: cause e conseguenze

Il ferro è un elemento fondamentale per il nostro organismo. Esso, infatti, svolge una serie di funzioni di vitale importanza: contribuisce al trasporto dell’ossigeno agli organi, alla costruzione dei tessuti, alla moltiplicazione cellulare e alla sintesi di alcuni ormoni. Il ferro, inoltre, necessita di due proteine chiamate transferrina e ferritina, rispettivamente per essere veicolato nel sangue e per formare depositi. La ferritina, in particolare, possiede una struttura specifica, poiché una parte rilascia il ferro, l’altra lo assimila per depositarlo in seguito.
Alla luce di ciò, si capisce perché le analisi del sangue che riguardano il ferro comprendono tre esami. Ne parliamo insieme allo staff di Farmacia Pelizzo, farmacia specializzata in
esami del sangue a Udine. Oltre alla sideremia, ovvero il calcolo della concentrazione di ferro nel sangue, si effettua il dosaggio della ferritina e della transferrina. Nel primo caso si valuta il deposito dell’elemento in oggetto nell’organismo; nel secondo si sottopone a verifica la quantità di ferro legato alla transferrina che circola nel plasma.

Quali sono i valori normali del ferro?

Per quanto riguarda la sideremia, i valori oscillano notevolmente in base a diversi fattori: tra questi bisogna ricordare l’età, il sesso, le abitudini alimentari, lo stile di vita, eventuali malattie e così via. È quindi essenziale non eseguire solo questo esame, ma associare il calcolo del ferro nel sangue anche alle altre due analisi prima citate. I valori normali della sideremia sono di circa 50-120 µg/dL per i bambini, 60-140 µg/dL per le donne e 80-170 µg/dL per gli uomini. Quelli di un anziano variano tra 40 e 80 µg/dL, mentre un neonato alla nascita dovrebbe avere dei valori compresi tra 170 e 190 µg/dL. 

Prendendo invece in considerazione il dosaggio della ferritina, esso se è nella norma corrisponde a 20-200 ng/mL per gli uomini; una donna, invece, deve possedere un valore compreso tra 20 e 120 ng/mL. Per la transferrina, infine, la quantità ideale oscilla tra 200 e 400 mg/dL.

Le cause di un livello troppo alto di ferro

Dalle analisi, talvolta, possono emergere dei valori del ferro troppo bassi o troppo alti. Quest’ultima condizione è rischiosa tanto quanto la prima: un sovraccarico di ferro, infatti, può provocare l’insorgere di disfunzionalità e malattie più o meno gravi che interessano diversi organi del corpo. Un livello di ferro poco più alto del normale può dipendere, ad esempio, dall’utilizzo di integratori, da un’intensa attività sportiva o dall’ora del giorno in cui gli esami sono stati effettuati. In questo caso non si corre un vero e proprio pericolo e non si manifestano particolari sintomi. Se, invece, i valori sono estremamente alterati, è possibile che siano in atto patologie del fegato, dei reni, della tiroide, del sangue e del midollo. Altre cause da considerare sono le trasfusioni prolungate, eventuali dialisi, le malattie infiammatorie degenerative e le intossicazioni da piombo. In tutti questi casi è necessario intervenire quanto prima. Una situazione a parte è l’emocromatosi ereditaria, un disturbo genetico che può presentarsi in età sia adulta sia giovanile. Più rare sono patologie come la neoplasia e la porfiria.

Valori elevati del ferro: le conseguenze

Un dosaggio eccessivo di ferro nell’organismo può determinare sintomi diversi a seconda dell’entità del problema. Se la situazione è mediamente grave si riscontrano irritabilità, nervosismo, ansia, mancanza di forze, riduzione della libido negli uomini e un ciclo irregolare nelle donne. Nelle circostanze peggiori, invece, si può incorrere in insufficienza cardiaca o anomalie del muscolo del cuore, cirrosi epatica e in generale malattie del fegato, dolori alle articolazioni. Talvolta si verifica una ridotta produzione di insulina, il che porta all’insorgere del diabete. Si tratta, quindi, di una problematica che investe numerose aree del corpo. Un sovraccarico di ferro può avvenire anche durante la gravidanza e, in tal caso, è potenzialmente all’origine del diabete mellito gestazionale.

 

Obesità: dei batteri intestinali potrebbero essere la soluzione per combatterla

Ci sono dei batteri intestinali che, a quanto pare, riuscirebbero a contrastare in maniera abbastanza efficace l’obesità. Stiamo parlando di batteri che fanno parte della classe dei clostridia, che si trovano di default all’interno nel nostro microbioma. Ebbene, negli esperimenti che sono stati portati avanti sui topi, pare proprio che la somministrazione di tali batteri garantisca un’azione di prevenzione rispetto all’obesità.

Al giorno d’oggi l’obesità viene sempre più combattuta anche mediante la tecnologia: ci sono applicazioni su applicazioni che offrono la possibilità di tenere sotto controllo la propria dieta e gestire la propria alimentazione. La tecnologia sta rivoluzionando anche tanti altri settori, come ad esempio quello del gioco d’azzardo. Tanti casino italiani con paypal, ad esempio, sono stati letteralmente rivoluzionati dal boom di smartphone e tablet: il gioco online da mobile sta crescendo sempre di più nel corso degli ultimi anni e le prospettive sono estremamente rosee.

Nuova e importante ricerca sull’obesità

Il primo passo per affrontare in maniera efficace l’obesità è quello di seguire una dieta equilibrata, fare notevole attività fisica e avere delle abitudini di vita salutari. Certo, ma in certi casi tutte queste accortezze potrebbero non essere sufficienti: in futuro, un’alternativa potrebbe essere rappresentata dalla somministrazione di alcuni batteri intestinali.

Un gruppo di ricercatori che lavorano presso l’Università dello Utah, infatti, ha individuato un ceppo di batteri che, nei topi, sono in grado di garantire un’azione di prevenzione sia rispetto all’ingrassamento che all’obesità. Si tratta di batteri che si trovano naturalmente all’interno del microbioma intestinale umano.

La ricerca ha già trovato spazio sulla famosa rivista “Science”. Secondo il risultato di tale studio, all’interno dei batteri intestinali clostridia troviamo qualcosa come 20-30 specie diverse, spesso con effetti positivi rispetto a tale problematica. Quindi, la ricerca prevedeva che, determinati topi, obesi anche se stavano osservando una dieta equilibrata, avrebbero dovuto seguire una cura che prevedeva la somministrazione di tali batteri.

Ebbene, si è notato come tale scelta sia stata altamente positiva, favorendo la perdita di peso. Come è stato rivelato dal gruppo di ricerca, i clostridia hanno la capacità di svolgere un’attività di carattere preventivo rispetto all’incremento di peso. In poche parole, tali batteri riescono a fermare l’intestino nell’attività di assorbimento del grasso. Una sorta di vera e propria barriera naturale che blocca tale situazione.

Adesso, quindi, il passo successivo per il gruppo di ricerca, dopo aver trovato il gruppo di batteri che garantisce l’azione di prevenzione rispetto all’aumento di peso, è quello di capire come poter trovare uno sbocco terapeutico anche per gli uomini. Fino a questo momento, tra l’altro, ci si basava semplicemente sul fatto che esistesse una correlazione tra batteri intestinali e obesità.

Il ruolo del sistema immunitario

Insomma, vari studi avevano dimostrato fin qui come la composizione del microbioma dell’intestino fosse in grado di condizionare l’insorgere di malattie legate al metabolismo. Ebbene, fino a questo momento mancava proprio l’individuazione di tutti quelli anelli di congiunzione in tale processo.

Ciò che è fatto la differenza, come spesso accade, è stato lo studio del sistema immunitario. Delle cellule, denominate linfociti T helper follicolari, mettono a disposizione dei topi (nel caso dell’esperimento) una sorta di vera e propria barriera nei confronti dell’obesità, favorendo e stimolando la produzione di specifici anticorpi, che rappresentano una sorta di sentinelle nei confronti dell’aumento di peso. I topi che avevano un difetto di tali cellule immunitarie non erano in grado di produrre abbastanza anticorpi da poter contrastare efficacemente l’obesità.