Invecchiamento e nuove strutture socio-assistenziali

Invecchiamento e nuove strutture socio-assistenziali

Secondo il 53° Rapporto del Censis l’Italia appare un paese sempre più vecchio. L’indagine mostra dati demografici che confermano i trend già osservati negli ultimi anni: calo delle nascite, forte crescita degli over 65, e ridimensionamento della popolazione italiana, nonostante i flussi migratori in entrata. Il quadro complessivo evidenzia inoltre che gli italiani, quando devono accedere ai servizi sanitari, scelgono in misura crescente di rivolgersi ad enti privati. Le ragioni sono diverse e variegate: liste di attesa troppo lunghe per il SSN, servizi più attenti per gli enti privati, e maggiore facilità di accesso e prenotazione delle prestazioni sanitarie richieste.

Per la parte più fragile della società, gli anziani, si delinea una situazione critica. Considerato il progressivo invecchiamento della popolazione lo Stato fatica ad offrire servizi assistenziali adeguati ed in linea con la crescente domanda. Una parte rilevante di anziani versa in uno stato di ridotta mobilità e mostra la necessità di ricevere un costante supporto da parte della famiglia o di personale addetto all’assistenza (badanti, operatori sanitari, strutture dedicate agli anziani, ecc).

L’indisponibilità di un numero adeguato di strutture pubbliche ha portato lo Stato ad aprire progressivamente alla nascita ed allo sviluppo di residenze private. Oltre alle tipologie di strutture già presenti (RSA, Case di riposo, Centri diurni, ecc) sono state create nuove strutture denominate C.A.S.A. (Comunità Alloggio Sociale Anziani), dedicate agli anziani in condizioni di autosufficienza.

Questa nuova tipologia di struttura si sta velocemente diffondendo in diverse zone d’Italia. Tra le aree territoriali che hanno colto questa opportunità spicca la provincia di Pavia, capace di rispondere sia alle esigenze locali, sia a quelle di Milano e provincia.

Per comprendere meglio la situazione abbiamo intervistato Alessandro Bonafiglia, titolare di Borgo Virginia, residenza anziani situata nella splendida cornice dell’Oltrepò Pavese. “Queste nuove strutture attraggono molti ospiti da Milano per diverse ragioni. Le rette mensili tendono ad essere significativamente più basse di quelle di strutture analoghe presenti in città, in secondo luogo la posizione geografica della provincia di Pavia è particolarmente favorevole per via di collegamenti autostradali efficienti. Ciò consente alle famiglie di fare visita a i propri cari senza doversi confrontare con il traffico di Milano senza dover fare lunghi viaggi. Un ulteriore aspetto che gioca un ruolo rilevante è la qualità delle strutture, spesso sono state rese moderne e funzionali a seguito di recenti ristrutturazioni.”

Le Comunità Alloggio Sociale Anziani si sono rivelate una grossa risorsa per tutte le parti coinvolte. Da un lato permettono all’anziano di trovare un’atmosfera calorosa e famigliare ed essere seguito costantemente da uno staff qualificato e premuroso, dall’altro le famiglie sono sgravate dalle operazioni di supporto quotidiane e acquistano serenità quando l’anziano si inserisce senza difficoltà nella residenza per anziani.

Inoltre, da un punto di vista economico, rappresentano una grossa opportunità per aree simili a quella della provincia di Pavia. Lo sviluppo di queste strutture per anziani ha permesso di creare nuovi posti di lavoro sul territorio e suggerisce un potenziamento di diversi servizi accessori (trasporto, assistenza medica ed infermieristica, servizi per la cura della persona, ecc). Lo sviluppo di questo ramo di servizi può rappresentare un volano per l’economia locale ed innescare nuovi percorsi di crescita.

Concludendo, queste strutture, oltre a rispondere concretamente alla crescente domanda di servizi socio-assistenziali, offrono una soluzione efficace per creare il benessere degli anziani, costantemente seguiti e stimolati alla socialità. Questo permette agli ospiti delle strutture di non isolarsi e continuare a prendersi cura di sé, mantenendo vice le interazioni con il prossimo in un ambiente protetto.

 

Come migliorare l’autostima e la qualità delle relazioni

Ognuno di noi deve avere stima di sé stesso ma coltivarla può risultare difficile. Lo psicologo Guy Winch ha eseguito uno studio nel quale riesce a dimostrare il perché e descrive alcuni modi grazie ai quali è possibile migliorare l’autostima.

Quando la tua autostima è alta, non solo ti senti meglio con te stesso ma aumenta anche la tua tempra e la resistenza agli eventi intorno a te. Attraverso studi nei quali sono state eseguite delle scansioni cerebrali, è risultato che chi possiede una maggiore autostima, sperimenta meno dolore emotivo in situazioni di fallimento o rifiuto, mostrando un recupero più rapido.

Una maggiore autostima comporta anche minore vulnerabilità all’ansia. L’organismo rilascia meno cortisolo nel sangue durante i momenti di stress, facendolo permanere di meno nel sistema.

Tuttavia, migliorare la tua qualità della vita e raggiungere una certa crescita personale non è un compito facile. Esistono un’infinità di articoli, programmi e prodotti che promettono un miglioramento della propria stima ma la verità è che alcuni di questi possono addirittura peggiorare la situazione.

Il problema nasce dal fatto che l’autostima è instabile e durante il giorno subisce delle fluttuazioni, anche a distanza di poche ore. L’autostima coinvolge anche i sentimenti personali e questo vuol dire che non regola solo la percezione di te stesso ma anche delle altre persone intorno a te. Ciò significa che una scarsa autostima comporta una serie di problemi nel relazionarsi con gli altri e intrattenere rapporti interpersonali di bassa qualità.

Migliorare l’autostima significa quindi migliorare la qualità delle relazioni. Tuttavia, anche un eccesso può avere risultati negativi, quindi, è bene saper moderare la stima che hai in te.

Basti pensare per esempio all’autostima dei narcisisti che è in realtà molto fragile. Questi infatti stanno molto bene con sé stessi ma soffrono fortemente le critiche e i feedback negativi e la loro risposta a questi stimoli è un ostacolo alla propria crescita personale. Spesso questi comportamenti sono così evidenti e incontrollabili che necessitano di un supporto psicologico adeguato per correggere le situazioni più gravi.

Aumentare l’autostima è quindi possibile ma deve essere fatto nel modo giusto. Per aiutarti a capire come fare, migliorando anche la qualità delle relazioni con le persone intorno a te, ecco alcuni consigli da mettere in pratica:

Fai un corretto uso di affermazioni positive

Affermazioni come ‘avrò un grande successo’ sono molto diffuse ma nascondo un problema, ossia tendono a far stare peggio le persone che soffrono di scarsa autostima.

Questo perché quanto la stima in sé stessi è bassa, certe affermazioni sono semplicemente in antitesi con le reali convinzioni di sé. È un vero e proprio paradosso che le affermazioni positive possano addirittura peggiorare la concezione di sé stessi.

Queste andrebbero usate però da una tipologia di soggetti in cui l’autostima è già a un certo livello. Quando invece questa è davvero bassa, tali affermazioni devono semplicemente essere modificate, per esempio in ‘ho intenzione di avere successo’ oppure ‘proverò finché non avrò raggiunto il mio obiettivo’.

Identifica le tue competenze e sviluppale

A volte, chi si avvale dell’aiuto di uno psicoterapeuta, dietro suo consiglio si ritrova a dover valutare le proprie capacità. Se vai fiero del modo in cui cucini, prepara delle cene, se sei bravo a correre, allenati per gareggiare e partecipa alle competizioni. Insomma, scopri quali sono i tuoi punti di forza e lavora per migliorarli.

 Impara ad accettare i complimenti

Uno degli aspetti più difficili in cui ci si imbatte durante un processo di miglioramento dell’autostima è che nei momenti di maggiore debolezza si tende a essere resistenti ai complimenti, anche laddove ce n’è più bisogno.

Poniti l’obiettivo di essere tollerante verso i complimenti quando li ricevi, anche se questi ti mettono a disagio. Il modo migliore per eliminare le reazioni riflessive ai complimenti è quello di preparare delle risposte semplici e abituarti a usarle rapidamente ogni volta che ne ricevi uno. Basta anche un semplice ‘grazie’. Col tempo, l’impulso di respingere i complimenti sparirà e questo sarà già un indicatore del fatto che la tua autostima è cresciuta ancora un po’.

Elimina l’autocritica e introduci auto compassione

Purtroppo, quando la tua autostima è bassa, è facile che la danneggi ulteriormente con l’autocritica. Poiché il tuo obiettivo è quello di migliorarla, devi sostituire l’autocritica, quasi sempre del tutto inutile anche se può sembrare il contrario, con l’auto compassione.

Nello specifico, ogni volta che il tuo monologo interiore comincia a essere autocritico, chiediti cosa diresti a un tuo amico se si trovasse nella tua stessa situazione. Questo perché tendiamo a essere più rigidi con noi stessi ma molto più compassionevoli verso gli altri. Ciò non solo evita di danneggiare ulteriormente la tua autostima ma è anche un allenamento per migliorare la qualità delle relazioni con altri soggetti.

Afferma il tuo vero valore

È stato dimostrato che questo metodo aiuta a ravvivare la tua autostima anche quando hai subito un duro colpo. Fai un elenco delle tue qualità coerenti col contesto dell’accaduto. Per esempio, se sei stato rifiutato a un appuntamento, valuta quali possono essere le qualità che possono aiutarti nel prossimo. Se non hai ricevuto la promozione che ti aspettavi, valuta quali sono le capacità che possono fartela guadagnare in futuro.

Seguendo questi consigli la linea della tua autostima salirà e migliorerà anche la qualità delle tue relazioni.

Le nuove frontiere della somministrazione parentale

La sanità è uno dei settori in continuo mutamento, con i nuovi mezzi tecnologici a disposizione si continua nella costante lotta alle malattie. In campo medico la somministrazione parenterale è altamente diffusa visti i suoi numerosi vantaggi. In medicina ci sono diverse metodologie per somministrare i farmaci ai malati. La via parenterale si utilizza quando l’ingresso delle sostanze nell’organismo avvengono tramite l’assorbimento intestinale: in altre parole, si tratta di preparazioni che sono destinate alle iniezioni, infusioni o impianti sia nel corpo umano che in quello animale. La somministrazione parenterale però ha numerosi meccanismi di ingresso nell’organismo, come per esempio l’assorbimento di farmaci tramite cerotti e la somministrazione endovenosa e intramuscolare. Chi lavora nello sport professionale o amatoriale sa bene che anche prima di partecipare ad eventi esclusivi è necessario sottoporsi ad analisi ed assumere farmaci seguendo determinati protocolli.

L’entrata di una sostanza per via parenterale in un organismo può dividersi in due punti: quella intenzionale e accidentale. Nel primo caso si parla precisamente della somministrazione parenterale, mentre nel secondo ci si riferisce per lo più alle numerose infezioni a cui il nostro corpo può andare incontro. La via parenterale è abbastanza diffusa ed utilizzata in medicina poiché i farmaci in questa maniera riescono a raggiungere rapidamente il circolo sanguigno, in modo da fare effetto più velocemente. Così facendo tutti i farmaci che devono essere presi per via enterale (ovvero in via orale, via sublinguale o via rettale) possono essere più efficaci e non incontrare problemi una volta arrivati al tratto gastrointestinale.

La somministrazione in via parenterale si divide in tre principali metodologie:
Endovenosa o endovascolare: è quella più comune e anche più efficiente, visto che il farmaco entra direttamente in circolo e si evitano possibili problematiche nel tratto gastrointestinale. Spesso si utilizzano anche per l’iniezione di diversi farmaci che risultano pericolosi se somministrati in un’altra maniera. La vena più utilizzata è quella dell’avanbraccio e la somministrazione deve essere sempre eseguita da un personale medico.
Intramuscolare: i muscoli hanno più irrorazione di sangue e sono sicuramente meno sensibili della pelle, in questo modo i farmaci possono arrivare in circolo in breve tempo. Naturalmente le medicine devono essere iniettate in soluzioni acquose od oleose, in modo che il farmaco rimanga nel muscolo in modo da scatenare un lento rilascio del principio attivo nel sangue. Le parti più interessate per l’iniezione sono il gluteo e il deltoide del braccio.
Sottocutanea: questa somministrazione è più lenta di quella endovenosa e meno rischiosa dell’iniezione intramuscolo. Diversi farmaci vengono utilizzati in questo modo e sono somministrati nella zona vicino l’ombelico, la parte anteriore delle cosce e la parte superiore esterna delle braccia.

Le certificazioni dei farmaci somministrati in questa maniera vengono offerte dall’AIFA. L’AIFA è un punto di riferimento per la medicina in Italia, infatti collabora strettamente con le Regioni, con gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i medici, le società scientifiche e l’istituto superiore della sanità (abbreviato in ISS). L’Agenzia Italiana del Farmaco svolge diverse funzioni, come tenere informato il governo sulla spesa farmaceutica tenendo in considerazione aspetti economici, garantisce le semplificazioni di procedure, come l’ottenimento di farmaci innovativi per malattie rare. Proprio in questo ambito l’ente è molto sensibile, infatti dialoga continuamente con le associazioni dei malati, per cercare di andare incontro ai loro bisogni nella maniera migliore. L’AIFA si occupa anche di organizzare seminari pubblici per sensibilizzare gli operatori del settore sanitario.

L’AIFA non è un ente di riferimento solo nel nostro Stato, infatti essa è in continuo contatto con gli altri Paesi per monitorare ed analizzare possibili problemi sanitari. L’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e altri organismi internazionali, collaborano da tempo con l’AIFA, come dimostra quest’ultimo periodo con la diffusione del Coronavirus. Il continuo dialogo tra le imprese scientifiche, che comprendono aziende distributive e produttive, e l’AIFA, aiuta notevolmente ad alleggerire la burocrazia e le possibili problematiche per la messa in commercio di farmaci.