Atalanta, rimonta da Champions: Pasalic regala il riscatto contro il Bruges

La vittoria del riscatto tanto attesa arriva in rimonta spettacolare, a soli tre minuti dal termine del match, grazie all’intervento decisivo di Supermario Pasalic che si conferma uomo Champions per eccellenza. Sette mesi e mezzo dopo l’amara eliminazione, l’Atalanta torna finalmente a vincere in Champions League proprio contro gli stessi avversari belgi che a Bergamo l’avevano eliminata nella scorsa stagione. Ivan Juric conquista meritatamente i primi tre punti europei della stagione anche senza cinque big di peso assoluto, tra cui l’ex De Ketelaere ora al Milan, e senza la firma decisiva di Lookman che è tornato dal primo minuto tra qualche fischio del pubblico dopo ben 141 giorni dall’ultima gara disputata da titolare in una competizione ufficiale.

Le parole di Juric dopo la vittoria sofferta

Il tecnico croato ha commentato soddisfatto a fine partita: «È stata davvero una partita molto intensa e combattuta, eravamo in evidente difficoltà numerica per via degli infortuni ma siamo andati alla grande comunque, è una vittoria assolutamente meritata che dedico con grande affetto ai nostri tifosi che ci hanno sempre sostenuto». Croato, anzi, «originario di Spalato esattamente come Pasalic che ha il mio stesso spirito guerriero», sottolinea con un sorriso finalmente liberatorio l’allenatore nerazzurro. Juric continua però a perdere inesorabilmente due pedine alla volta durante la partita: risentimento muscolare all’adduttore per Kossounou, risentimento preoccupante al flessore per Bellanova. Senza più difensori disponibili in panchina, nella ripresa è stato costretto ad arretrare De Roon in posizione difensiva quando era già sotto di un gol contro i belgi. Gli appassionati di calcio mercato possono seguire le trattative di mercato per un difensore conteso da diverse squadre europee per restare aggiornati sulle ultime novità di calciomercato internazionale.

Il primo tempo con le occasioni sprecate

Nel primo tempo disputato davanti al commissario tecnico della nazionale azzurra Rino Gattuso presente sugli spalti, l’Atalanta attacca con determinazione sfruttando gli spunti interessanti dei big rientranti dall’infortunio, Ederson e Lookman in particolare: tra il 20′ e il 23′ sfiorano pericolosamente il gol del vantaggio ma peccano di precisione millimetrica e tempismo nelle conclusioni. Brillano positivamente anche il giovane Ahanor, al suo esordio assoluto da titolare in Europa per il talento diciassettenne, e il promettente Bernasconi, che ora nel curriculum personale ha più gare disputate in Champions League che in serie A italiana. Per chi cerca emozioni extra calcistiche può visitare Clicca Qui per scoprire le migliori opportunità di intrattenimento online con bonus esclusivi riservati.

Il gol beffa di Tzolis per il Bruges

I belgi cercano costantemente il possesso palla ma sono completamente senza idee offensive efficaci, finché non è De Roon stesso, regalando ingenuamente palla in fase di disimpegno difensivo a Forbs, ad accendere la lampadina vincente a Tzolis che infila una perla balistica alle spalle di Carnesecchi. Un gol beffa che gela temporaneamente il Gewiss Stadium e complica notevolmente i piani della squadra di Juric che deve rincorrere il risultato. Nella ripresa successiva, Juric toglie precauzionalmente Ederson e Lookman per non spremerli eccessivamente dal punto di vista fisico e ripristina il tridente offensivo che aveva frenato efficacemente la Juventus nell’ultimo match di campionato disputato.

La rimonta orchestrata da Pasalic

A un quarto d’ora scarso dalla fine i 22mila tifosi bergamaschi presenti sugli spalti credono fermamente nella rimonta possibile ed è proprio Pasalic a orchestrarla magistralmente con una doppietta da vero trascinatore. Jackers va completamente in tilt sulla corsa bruciante in area di rigore di Musah, esce maldestramente dai pali e abbatte goffamente il centrocampista croato che si stava avventando sulla palla conquistando il penalty sacrosanto. Il rigore viene trasformato con freddezza da Samardzic che riporta l’Atalanta in parità. Pochi minuti dopo Pasalic diventa il miglior marcatore assoluto dell’Atalanta in Champions League svettando imperiosamente di testa sugli sviluppi perfetti di un calcio d’angolo battuto dalla sinistra che manda in visibilio tutto il pubblico bergamasco che esplode in una festa liberatoria.

Il significato della vittoria per l’Atalanta

Questa vittoria rappresenta molto più di tre semplici punti in classifica per l’Atalanta di Juric. È il riscatto morale dopo l’eliminazione subita nella scorsa stagione proprio contro lo stesso avversario belga che aveva interrotto il sogno europeo dei nerazzurri. La capacità dimostrata di rimontare in inferiorità numerica e con tante assenze pesanti testimonia la crescita mentale del gruppo squadra che non si arrende mai fino al triplice fischio finale e crede sempre nella possibilità di ribaltare le situazioni difficili con determinazione e qualità tecnica superiore.

Differenza tra slot nei bar e slot nei casinò 

Molto probabilmente nei bar della vostra città o in un film avrete visto delle file di slot machine assieme ai vari giochi. Ma quali sono esattamente le differenze tra le slot da bar e quelle da casinò? La risposta è qui sotto!

La presenza fisica

Sicuramente uno dei primi elementi che fa la differenza è il numero di slot machine presenti all’interno di tali attività. I bar o i tabacchini ne hanno due o tre di solito, altri invece non ne hanno proprio per decisione dei proprietari, mentre i casinò e/o le sale scommesse ne hanno in buona quantità. Anzi, per essere precisi, queste possono essere messe su varie file oppure in una “stanza” a loro dedicata chiamata per l’appunto sala slot.

La fila di clienti

Un altro elemento strettamente collegato a quanto detto sopra riguarda la fila di possibili clienti e giocatori che decidono di tentare la sorte alle slot machine. In un bar o in un tabacchino è relativamente “facile” che si formi una coda di clienti proprio per il fatto che queste macchinette sono poco numerose e poste in uno spazio fisico abbastanza ridotto. Teniamo poi conto di tutte le altre persone presenti in quel momento, alcune sono lì per consumare qualcosa o fanno una partita in attesa degli amici. Per quanto riguarda i casinò, invece, è molto più difficile che vi sia una fila proprio per una presenza maggiore delle slot machine e per gli altri giochi come i tavoli per il poker o per la roulette.

Le possibilità di personalizzazione

Le slot machine da bar sono dunque più “semplici” per quanto riguarda il loro aspetto e non offrono chissà quali possibilità di personalizzazione, fantasie sulla loro scocca esterna oppure mondi di gioco ispirati alla cultura pop, al cinema e così via. Se tra i bar vanno forte dunque questo tipo di slot machine, per i casinò invece, la faccenda è diversa poiché tutte le caratteristiche appena citate vengono “potenziate”. Per non parlare poi delle offerte sui casinò online!

L’indice RTP (Return To Player)

Di sicuro uno dei elementi che differenzia maggiormente questi due tipi di slot machine è l’indice RTP (Return To Player) ovvero quanto “ritorna” in mano al giocatore dopo che ha messo la monetina e tirato la leva o spinto i vari bottoni. Volendo buttare giù qualche numero nei bar, di solito, l’RTP arriva fino al 70% mentre, nei casinò, arriva fino al 95%. Questo è infatti uno dei motivi per i quali molti giocatori tendono di più a frequentare i casinò o le sale apposite quando possibile oppure vanno in rete poiché l’RTP delle slot online è più alto di quelle da bar.

Quando il casinò è online

Ora prendete tutte le informazioni ricevute e “traslatele” in un contesto online. Visto che i casinò sul web si sono diffusi a macchia d’olio nell’ultimo periodo, anche sotto forma di app, un’altra scelta dei giocatori d’azzardo è di sicuro quella di tentare la sorte direttamente in rete con le slot machine online. Una dimensione che il bar, per il momento, non può ancora raggiungere!

Il Pallone d’oro, un importante riconoscimento nel mondo del calcio

Il 29 novembre verrà assegnato il Pallone d’Oro 2021, un importante riconoscimento per calciatori e calciatrici. La storia di questo premio è legato ad una rivista, ma prima di raccontarvela vi sveliamo alcuni numeri importanti dell’edizione 2021 del Pallone d’Oro.

Pallone d’Oro, numeri importanti

La Uefa ha pubblicato i nomi dei candidati Pallone d’oro maschili e anche alcuni numeri importanti legati a club e nazioni, nonché più premiati e lista vincitori.

Il Chelsea, squadra inglese che ha vinto la Champions 2020/21 è la squadra con maggior numero di candidati, sono cinque. Il Paris Saint Germain è la seconda squadra con quattro candidati. Poi seguono, due a squadra: Inter, Juventus, Manchester United e Real Madrid. Dall’Atletico fino a Villarreal ben sei squadra con un candidato, tra queste Milan e Tottenham seguita dalla coppia Conte (allenatore), Paratitici (dirigente sportivo).

L’Italia eccede per numero di candidati nell’elenco nazioni. Ci sono ben 5 giocatori di club italiani candidati per il Pallone d’Oro. L’Inghilterra ne ha 4, Spagna, Francia, Portogallo 3.

Nelle lista dei giocatori più premiati troviamo: Lionel Messi e Cristian Ronaldo, anche quest’anno in lista, Michel Platini, Cruyff e Marco Van Basten.

Pallone d’oro e liste miglior marcatori: differenza

Il Pallone d’oro, in francese Ballon D’Or è un premio calcistico istituito nel 1956 dalla rivista sportiva France Football, assegna il premio anche alle calciatrici. Il riconoscimento è annuale e viene consegnato al giocatore che nell’anno solare si è distinto militando in una squadra di qualsiasi campionato nel mondo. Essendo a tutti gli effetti una competizione all’interno dei portali di scommesse sportive online (ad esempio https://www.sportaza.eu) potreste trovare le quote sui diversi candidati.

La lista dei calciatori candidati al Pallone d’Oro non va confusa con l’elenco miglior marcatori oppure capocannonieri. Si tratta dei migliori calciatori che fanno goal e non parliamo dei calciatori che si contraddistinguono per assist oppure per numero di reti.

Due liste: candidati ufficiale e una rumor su potenziali vincitori

Lewandowski, Salah Mohamed, Haller Sebastien, Ronaldo e Messi sono i primi cinque calciatori quotati nella lista Miglior Marcatore Uefa Champions League. Alcuni di questi nomi corrispondono ad una lista rumor di potenziali vincitori pubblicata da un giornale spagnolo di nome la Marca. Rumor fortissimi sul calciatore polacco del Bayern, Robert Lewandowski. Tutto ciò però non corrisponde all’ordine della lista candidati ufficiali del Pallone d’oro che vede al momento ben 30 nomi organizzati in gruppi da 10. Ecco l’elenco.

  • César Azpilicueta (Chelsea, Spagna)
  • Nicolò Barella (Inter, Italia)
  • Karim Benzema (Real Madrid, Francia)
  • Leonardo Bonucci (Juventus, Italia)
  • Giorgio Chiellini (Juventus, Italia)
  • Cristiano Ronaldo (Manchester United, Portogallo)
  • Kevin De Bruyne (Manchester City, Belgio)
  • Rúben Dias (Manchester City, Portogallo)
  • Gianluigi Donnarumma (Paris Saint-Germain, Italia)
  • Bruno Fernandes (Manchester United, Portogallo)
  • Phil Foden (Manchester City, Inghilterra)
  • Erling Haaland (Dortmund, Norvegia)
  • Jorginho (Chelsea, Italia)
  • Harry Kane (Tottenham, Inghilterra)
  • N’Golo Kanté (Chelsea, Francia)
  • Simon Kjaer (Milan, Danimarca)
  • Lautaro Martínez (Inter, Argentina)
  • Robert Lewandowski (Bayern, Polonia)
  • Romelu Lukaku (Chelsea, Belgio)
  • Riyad Mahrez (Manchester City, Algeria)
  • Kylian Mbappé (Paris Saint-Germain, Francia)
  • Lionel Messi (Paris Saint-Germain, Argentina)
  • Luka Modrić (Real Madrid, Croazia)
  • Gerard Moreno (Villarreal, Spagna)
  • Mason Mount (Chelsea, Inghilterra)
  • Neymar (Paris Saint-Germain, Brasile)
  • Pedri (Barcelona, Spagna)
  • Mohamed Salah (Liverpool, Egitto)
  • Raheem Sterling (Manchester City, Inghilterra)
  • Luis Suárez (Atlético, Uruguay)

Torino batte Napoli: Simeone affonda Conte e regala la prima vittoria casalinga ai granata

Torino batte Napoli: Simeone affonda Conte e regala la prima vittoria casalinga

Il Toro è arrembante e determinato, il Napoli è dimesso e senza mordente, anche grazioso a tratti nel palleggio, ma completamente senza energia fisica e mentale. Conte deve rinunciare forzatamente a McTominay e Hojlund a poche ore dalla partita per problemi fisici dell’ultima ora, li spedisce in tribuna e in cattedra sul campo ci finisce il grande ex Simeone che regala ai granata la prima preziosissima vittoria casalinga di questa stagione. Tre punti conquistati di forza bruta e di cuore pulsante, con il coraggio tattico di Baroni (pronti via schiera le due punte Adams e Simeone insieme e con una squadra estremamente compatta difensivamente) che per la terza volta consecutiva in pochi mesi colpisce duramente e affonda il collega Conte.

Il brivido finale non rovina la festa granata

Il brivido finale concitato — Noa Lang nel recupero prova disperatamente a rovinare la festa con il gol del pari inaspettato (la Var annulla però per posizione di fuorigioco millimetrica) — non scalfisce minimamente la serata perfetta del Toro di Baroni. Il Napoli va invece al rallentatore preoccupante e senza ben sei titolari importanti torna a casa con il rammarico evidente che qualcosa di più poteva e doveva assolutamente fare, soprattutto nella ripresa quando ha finalmente aumentato i giri del motore offensivo. Dobbiamo diventare molto più cattivi, siamo scesi in campo con le scarpe da ballerina invece che con gli scarpini giusti» ha spiegato senza mezzi termini Conte, decisamente non contento dell’approccio sbagliato alla partita.

Le parole di Conte: emergenze e autocritica

McTominay è tornato dalla Nazionale scozzese con un brutto taglio profondo alla caviglia e ben sei punti di sutura necessari, Hojlund ha accusato invece un fastidioso affaticamento muscolare al flessore. «Io personalmente non forzo mai nessuno giocatore — ha insistito con fermezza l’allenatore napoletano — se sono venuti qui a Torino è perché pensavo sinceramente di poterli utilizzare almeno a gara in corso. Abbiamo una rosa numericamente larga e di qualità, con tre partite a settimane se non c’è disponibile uno gioca tranquillamente l’altro. Ma il gol subito ce lo siamo fatti completamente da soli con leggerezza. Bisogna crescere rapidamente, noi siamo il Napoli e dobbiamo sempre stare nella metà campo avversaria pressando».

Le assenze sono certamente pesanti numericamente ma quella col Toro è la seconda sconfitta consecutiva in trasferta della stagione. Non c’è troppo tempo prezioso per analizzare approfonditamente («il nostro è comunque un percorso di crescita progressiva» aggiunge l’allenatore), martedì prossimo la Champions League contro il PSV con la speranza concreta di recuperare finalmente i pezzi da novanta indisponibili.

Simeone protagonista emotivo contro la sua ex squadra

È stata indubbiamente la serata speciale del Cholito Simeone: riceve un passaggio involontario e sfortunato di Gilmour in area di rigore, salta agilmente Milinkovic e infila implacabile la sua squadra del cuore partenopeo. Non esulta volutamente, è visibilmente commosso per il gol segnato. Un attimo dopo in veloce ripartenza verticale lancia perfettamente Pedersen a rete solitaria, ma il tiro va purtroppo alto sopra la traversa sprecando malamente. Baroni lancia coraggiosamente per la prima volta assoluta la coppia fisica Simeone-Adams in attacco, la formula tattica funziona perfettamente con Vlasic alle spalle dei due attaccanti che dopo un quarto d’ora scarso colpisce clamorosamente il palo interno con un sinistro velenoso.

Il mercato dei difensori è sempre attivissimo e un difensore conteso da tre campionati dimostra quanto sia importante rinforzare adeguatamente il reparto arretrato. Il Napoli palleggia sterile, tiene il possesso palla ma gli errori grossolani in appoggio aprono corsie per le ripartenze fulminee del Toro organizzato.

Baroni e Cairo soddisfatti: tracciata la strada giusta

Neres dà finalmente movimento entrando dalla panchina, De Bruyne non è assolutamente in serata ispirata, fallisce malamente il sinistro al volo su cross pennellato perfettamente da Lang. Festeggia meritatamente il Toro, Baroni comincia finalmente a raccogliere i primi frutti importanti: «Vorrei sinceramente la mia squadra sempre così determinata e compatta, questa vittoria fondamentale deve tracciare una linea guida chiara per il futuro». La svolta attesa, per il presidente storico Urbano Cairo presente in tribuna. «Ho fatto personalmente i complimenti sentiti ai ragazzi negli spogliatoi, dopo il pareggio beffardo con la Lazio hanno avuto la rabbia giusta dentro e sono stati bravissimi anche in fase difensiva compatta».

Per chi vuole vivere tutte le emozioni del campionato anche attraverso le scommesse sportive responsabili può visitare https://20bet.it.com/ per scoprire le migliori quote disponibili sul mercato italiano regolamentato. Cairo si sofferma particolarmente su Simeone protagonista assoluto: «Gli ho parlato personalmente a fine gara, mi ha detto che con un tifo straordinario che ci sostiene appassionatamente fino all’ultimo minuto finale non si può assolutamente non vincere queste partite fondamentali. Ora arrivano partite difficilissime consecutive, bisogna assolutamente stare concentrati volendo forte ogni singola vittoria».

Biografia di Valentino Rossi, il pilota che domenica dice addio alla carriera

Valentino Rossi è il più grande pilota moto dell’ultima generazione e domenica 28 ottobre dirà addio alla carriera sportiva al MotoGP Emilia Romagna. Fu annunciato ad agosto lo stop definitivo alle gare, tra venerdì e domenica sono previsti più di trentamila spettatori a vedere prove, interviste e poi la gara dei piloti tra cui Valentino Rossi. Ripercorriamo i tratti più importanti della sua carriera, un pilota seguitissimo dai giovani e dagli appassionati di motori. Rivale di Max Biaggi ma solo nello sport, come poi vedremo meglio. La gara di domenica sarà molto importante visto che è la terzultima gara MotoGP, reloadbet e altri bookmakers online hanno creato quote e calendari dedicati nelle piattaforme digitali.

Valentino Rossi, carriera e successi

Valentino Rossi nasce nelle Marche, ad Urbino, il 16 febbraio 1979. È pilota motociclistico e anche dirigente sportivo, un vero idolo della sua generazione per quanto riguarda i motori e lo sport. Partecipa a tantissimi programmi, tante le interviste, le apparizioni anche in film televisivi o fiction, gli spot pubblicitari e i brand che lo hanno scelto per essere rappresentati. Dal 2014 è proprietario della Sky Racing Team VR46, una squadra motociclistica che gareggia anche nel motomondiale. Del resto lui di podi ne ha raggiunti tanti, di mondiali ne ga vinti ben nove e di gare ed esperienza ne ha accumulata talmente tanta da poterla trasmettere a nuovi piloti emergenti. In motomondiale esordisce nel 1996 in classe 125, in mondiale Rally nel 2002 e gareggerà per altre due stagioni.

Scuderie, origini e inizi

Bastano i nomi delle scuderie per capire la grandezza di Valentino Rossi scelto da grandi realtà motociclistiche: Aprilia, Honda, Ducati, Yamaha due volte per molti anni. In Rally invece ha gareggiato con H.F Grifone SRL, Stobart VK M sport Ford Rally Team. Dagli inizi le classi di gara sono state 125, 240 e 500. Un personaggio popolare famoso anche per delle rivalità importanti, soprattutto con Max Biaggi altro grande nome del motociclismo italiano. Certo, l’addio dispiace anche a Max che intervistato dal Giornale ha dichiarato che vorrà presto sedersi davanti ad un bicchiere di vino per ricordare gare e anche sorridere di ricordi e rivalità. Avrebbe voluto scrivergli perché in fondo questo addio tocca anche chi ha da sempre sfidato Valentino Rossi per “smontare sportivamente” il suo titolo di campione o soffiargli un podio.

La gara di domenica 28 ottobre a Misano

Per Valentino Rossi è il secondo appuntamento annuale sul circuito di Misano, sarà l’occasione per salutare bene i tifosi presenti in una pista non molto lontano dalla sua casa di origine. F.Quartararo su Yamaha però ha chiarito, è importante rimanere concentrati sulla gara senza pensare al mondiale. L’addio di Valentino tocca i cuori di tutti tranne quando si accendono i motori. Dal circuito delle Americhe hanno ottenuto i primi posti Marquez, Quartararo e Bagnaia su Honda, Yamaha e Ducati, punti raggiunti da ognuno 25, 20 e 16.

Palestra e sport: cambiare disciplina ogni anno fa bene o fa male?

Allenare il corpo con movimenti sempre diversi migliora la coordinazione, la flessibilità e l’adattabilità. Chi alterna nuoto e corsa, ad esempio, sviluppa sia resistenza aerobica sia capacità di controllo del respiro, mentre chi passa dalla sala pesi allo yoga scopre nuovi schemi di equilibrio e concentrazione.

Anche il cervello ne trae beneficio. Le neuroscienze confermano che variare le routine motorie stimola la memoria e la plasticità cerebrale. In sostanza, imparare gesti nuovi allena non solo i muscoli, ma anche la mente. È per questo che molti preparatori sportivi consigliano cicli di attività diversi durante l’anno, per evitare la monotonia e il cosiddetto “adattamento fisiologico”, quando il corpo smette di migliorare perché abituato sempre agli stessi stimoli.

I limiti della discontinuità

Dall’altra parte, cambiare disciplina ogni anno può rallentare la crescita tecnica e ridurre la costanza dei risultati. Ogni sport richiede un periodo di adattamento: imparare un colpo, una postura o un gesto tecnico non è immediato.
Un atleta che passa dal basket alla corsa, o dal tennis al crossfit, si trova ogni volta a ricominciare da zero. Il corpo deve abituarsi a carichi e tempi di recupero diversi, e questo può causare affaticamento o microtraumi.

Gli esperti ricordano anche un aspetto psicologico: la mancanza di continuità può generare frustrazione. Senza la percezione di progresso, molti finiscono per abbandonare del tutto l’attività fisica. Per questo, prima di cambiare sport, è utile capire se lo si fa per vera curiosità o per noia.

Benefici sul metabolismo e prevenzione degli infortuni

Un vantaggio poco noto della varietà sportiva è la salute metabolica. Alternare discipline di resistenza, forza e mobilità favorisce l’equilibrio tra massa magra e massa grassa, stimola il sistema cardiovascolare e previene la perdita di tono muscolare dovuta alla sedentarietà.

Molti fisioterapisti sottolineano che cambiare tipo di allenamento riduce anche il rischio di infortuni da sovraccarico. Gli sportivi che praticano solo corsa o pesi, per esempio, sottopongono sempre le stesse articolazioni agli stessi stress meccanici. Variare significa dare respiro al corpo e distribuire meglio gli sforzi.

Il segreto è la gradualità: passare da una disciplina all’altra senza esagerare con le intensità. L’errore più comune è quello di voler ottenere subito prestazioni alte, dimenticando che ogni sport ha tempi e regole di adattamento propri.

Quando la varietà diventa una strategia

Molti personal trainer costruiscono programmi annuali basati proprio sull’alternanza di attività. Tre mesi di palestra tradizionale per sviluppare forza, due di nuoto per migliorare la resistenza, poi un periodo di escursioni o corsa all’aperto.
Questo approccio funzionale serve a mantenere la motivazione e a migliorare la performance globale. Anche atleti professionisti di sport di squadra integrano discipline complementari nel loro allenamento: i calciatori fanno yoga per la mobilità, i ciclisti praticano pilates per rinforzare il core, i tennisti inseriscono sedute di boxe per la rapidità di reazione.

È una forma di allenamento trasversale, utile non solo per il corpo ma anche per la mente, che evita la noia e rafforza la concentrazione. L’obiettivo non è diventare esperti in tutto, ma saper utilizzare la varietà come strumento di equilibrio.

Il rischio dell’instabilità: quando cambiare troppo fa male

Non bisogna però confondere la varietà con l’instabilità. Chi cambia sport in modo casuale, inseguendo le mode o le offerte delle palestre, rischia di non costruire mai una vera base atletica. Senza progressione, il corpo non riesce ad assimilare i benefici dell’allenamento.

Inoltre, ogni disciplina ha un linguaggio tecnico e biomeccanico specifico. Il salto da una pratica all’altra, senza una logica o un piano, può portare a squilibri posturali o a dolori articolari. L’eccesso di sperimentazione è tipico dei periodi di entusiasmo iniziale, ma alla lunga può tradursi in stanchezza o in abbandono.

L’importanza di un obiettivo personale

In definitiva, cambiare disciplina sportiva ogni anno non è né un bene né un male in assoluto: dipende dallo scopo e dalla consapevolezza con cui lo si fa. Se si ricerca varietà, socialità o nuovi stimoli mentali, alternare sport è un’ottima idea. Se invece si punta a migliorare la tecnica o la prestazione, la continuità resta la via maestra.

Anche nella cultura sportiva contemporanea, sempre più orientata all’intrattenimento — basti pensare alle palestre “esperienziali” o ai tornei amatoriali che uniscono fitness e musica — l’equilibrio è la chiave. Persino il mondo delle scommesse sportive – https://casinomidas.it.com/, che ruota attorno a risultati e performance, dimostra quanto la costanza nel tempo sia il vero fattore decisivo per eccellere.

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