Storia dei trappeti: da frantoi ipogei a luoghi del turismo

Il Salento è una delle mete turistiche più ambite dai turisti. Chi ha imparato ad amare questa terra, ne riconosce il grande valore storico e culturale, oltre a quello paesaggistico. Basti pensare a città come Ostuni, Gallipoli, Lecce, Otranto, che offrono la combinazione perfetta tra mare da favola e siti di interesse culturale. Prima “tappa” di un viaggio in Puglia è la scelta di un punto di appoggio per poter visitare le varie città e spiagge.

A tal proposito sempre più turisti si affidano a tour operator e agenzie radicate sul territorio, realtà in grado di offrire ampi cataloghi con diverse soluzioni d’affitto; se ad esempio stai cercando un alloggio in Valle d’Itria puoi valutare una tra le tante Case vacanze a Ostuni di Sud Sud Vacanze, tra gli immobili più richiesti da chi vuole trascorrere un soggiorno in questa terra.

Se da una parte il mare continua ad essere il protagonista principale delle vacanze salentine, negli ultimi tempi prendono sempre più piede altre forme di turismo atte a scoprire il volto più intimo di questa terra ricca di storia e tradizione.

Ora, passeggiando per le campagne salentine possiamo renderci conto della elevata concentrazione di alberi di olivo centenari. Purtroppo, per via delle Xylella, molti di questi maestosi alberi sono seccati completamente. Ma la loro presenza testimonia il ruolo cardine che ha avuto nel corso del tempo la produzione di olio in Salento.

In questo articolo parleremo in particolare dei frantoi ipogei e del loro ruolo nell’economia del posto e di come questi siano diventati tra i più affascinanti luoghi del turismo nel territorio.

Cosa sono i frantoi ipogei?

I frantoi ipogei sono delle camere scavate nel sottosuolo, nella nuda roccia. In esse venivano allestiti dei frantoi per la produzione dell’olio.

Iniziano ad affacciarsi sul territorio salentino intorno al IX secolo, dopo che la popolazione viene in contatto con la cultura bizantina.

Molte di queste camere sotterranee erano già esistenti, e venivano utilizzate per la conservazione del grano. Successivamente, a causa della grande richiesta di olio lampante in tutta Europa, si è deciso di destinare questi granai o alcune cripte già esistenti in frantoi sotterranei.

Lavorare in un trappeto era un mestiere piuttosto ambito. Le paghe erano infatti tra le più alte a cui un operaio potesse aspirare.

Il punto è che le condizioni di lavoro erano praticamente disumane. Gli uomini vivevano e lavoravano insieme alle bestie, in un ambiente povero di ossigeno e scarsamente illuminato. Non era rara l’insorgenza di malattie, anche mortali.

La posizione sottoterra consentiva di mantenere una temperatura costante, attorno ai 17 gradi, evitando così che le olive fermentassero prima del dovuto. Inoltre, offriva un riparo da occhi indiscreti che potevano essere interessati a fare razzia del prezioso liquido.

Inizialmente, tutto l’olio prodotto veniva destinato per ricaricare le lampade ad olio. Gallipoli diventò ben presto tra i principali fornitori di olio per le grandi capitali europee dell’epoca. L’olio, che veniva anche quotato in borsa, diventò uno degli ingredienti principali della cucina pugliese solamente in un periodo successivo.

I trappeti oggi

Oggi è possibile visitare molti di questi antichi frantoi accompagnati da una guida esperta che ci svelerà gli affascinanti segreti che si celano dietro questi luoghi che sono dei veri e propri testimoni della quotidianità di una volta.

Tra i frantoi ipogei meglio conservati troviamo quello di Gallipoli, risalente al 1600 e situato nel sottosuolo del palazzo Granafei, e quello di Vernole, il frantoio Caiaffa, con un affascinante architettura interna e che conserva in perfette condizioni gli imponenti attrezzi del mestiere.

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