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::Introduzione::
Le prime osservazioni sui disturbi legati all’ingestione di cibo sono molto antiche: già Ippocrate aveva notato che l’ingestione di latte di mucca può provocare in alcuni individui effetti quali disturbi gastrointestinali, cefalea ed orticaria.
Tuttavia, le reazioni avverse al cibo costituiscono ancora una delle aree più controverse della medicina: non sono sempre chiari i meccanismi che ne stanno alla base e c’è ancora molta incertezza sulla sintomatologia clinica, sulla diagnosi e sui test che vengono utilizzati per effettuarla. Di conseguenza, ci sono differenze di opinione sulla diffusione di questi disturbi e sul loro impatto sociale. Si è in effetti di fronte ad un problema non ancora del tutto chiaro dal punto di vista molecolare: da un lato è facile osservare soggetti che lamentano reazioni avverse agli alimenti, non dimostrabili con i comuni test per le allergie alimentari e che in effetti godono di un miglioramento eliminando uno o più alimenti dalla loro dieta, dall’altro non vi sono ad oggi sistemi diagnostici ben definiti e collaudati per individuare l’esatta natura di tali reazioni avverse.
L’impossibilità di definire con certezza sia sul piano diagnostico che su quello clinico tali reazioni avverse ha determinato lo sviluppo di tutta una serie di test diagnostici che annunciano di possedere una capacità di individuare le intolleranze alimentari risolvendo così ogni problema di salute legato a disturbi provocati da uno o più alimenti. Si tratta di test non ufficiali, non validati dalla comunità scientifica, che nel migliore dei casi si rivelano del tutto inutili, nel peggiore suggeriscono l’eliminazione dalla dieta di alimenti (ed elementi chimici) fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo, determinando quindi l’insorgenza di stati patologici in individui precedentemente sani.
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per citare questa rassegna:
Buonsanti G. (2008) Le allergie e le intolleranze alimentari, [http://www.biomedit.it/speciali/reazioniavverse]
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