Speciale marcatori tumorali
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Bibliografia

::Storia dei marcatori tumorali::

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Il primo marcatore tumorale può essere considerata la proteina di Bence Jones, presente in elevate quantità nelle urine di soggetti affetti da mieloma multiplo e studiata sin dalla metà del XIX secolo; successivamente il ruolo di marcatori tumorali è stato assunto dagli ormoni e dagli enzimi che, presenti in elevate quantità, sono indicatori “di massa” rispetto al tessuto che li produce: ad esempio, una la rilevazione di eccessive quantità di prolattina possono indicare un adenoma ipofisario, così come eccessive quantità di fosfatasi acida prostatica, un enzima prodotto dalla prostata, possono indicare la presenza di una massa a crescita incontrollata proprio in quella sede; gli esempi di enzimi ed ormoni utilizzati come "spie" di massa sono numerosissimi ed a tutt'oggi queste molecole vengono efficacemente utilizzate come marcatori biologici di tumore. Con l'avvento dello studio dei cromosomi si scoprì l'associazione tra il cromosoma Philadelphia e la leucemia mieloide cronica: come è noto, una traslocazione cromosomica può portare alla formazione di un prodotto di fusione tra i cromosomi 9 e 22: l'uniove avviene in una regione che ospita un gene coinvolto nel controllo della proliferazione cellulare il quale, disregolato, avvia il processo di trasformazione maligna. Tale alterazione cromosomica è nota per essere alla base dell'insorgenza della leucemia mieloide cronica e di alcune altre forme di leucemia. L'analisi dell'assetto cromosomico, oggi possibile con metodologie di routine, consente in questo caso di individuare il cromosoma Philadelphia che può pertanto essere definito a tutti gli effetti un marcatore tumorale.

Negli anni '60 vengono scoperti ed entrano nella pratica clinica gli antigeni embrio-fetali: l'alfa 1 feto proteina (AFP), l'antigene carcino-embrionario (CEA), l'antigene polipeptidico tissutale (TPA). Si tratta di molecole che segnalano un parziale sdifferenziamento cellulare che in alcuni casi può essere tessuto-specifico o organo-specifico; l'incremento della loro concentrazione segnala quindi uno sdifferenziamento cellulare, che, come è noto, caratterizza il tumore in alcune fase del suo ciclo biologico.

Negli anni '70, con l'avvento delle tecniche che sfruttavano gli anticorpi monoclonali, è stata individuata in linee cellulari tumorali umane una famiglia di biomarcatori detti mucinici: CA-125, CA-15-3, CA19-9. Normalmente le mucine rivestono gli epiteli formando uno strato protettivo di difesa nei confronti di agenti fisici, chimici, microrganismi, sbalzi di pH ecc. Dal momento che tali strutture svolgono un ruolo nella perdita dell'inibizione da contatto (una prerogativa dei tessuti tumorali in espansione) il loro dosaggio segnala una crescita tumorale in atto ed è un buon indicatore di massa.

Nel 1979 viene purificato il PSA, l'antigene prostatico specifico, un enzima proteolitico prodotto dalla prostata il cui ruolo è sostanzialmente quello di mantenere fluido il liquido seminale; ad oggi è uno dei migliori marcatori tumorali in uso nella pratica clinica, per la sua capacità di segnalare in modo specifico l'esistenza di un tumore, oltre che per il suo valore prognostico e farmacodinamico.

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per citare questa rassegna:
Buonsanti G. (2008) I biomarcatori tumorali, [http://www.biomedit.it/speciali/marcatoritumorali]