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Analisi comparativa dell'efficacia di vari tipi di diete finalizzate al calo ponderale.

Vi è un intenso dibattito su quale sia il tipo di dieta più efficace per il trattamento del sovrappeso e dell'obesità, condizioni che, come è noto, rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità su scala mondiale.

Numerosi studi clinici sono stati pubblicati a riguardo con risultati contrastanti. Un parametro cruciale per giudicare l'efficacia di un regime terapeutico finalizzato al calo ponderale è rappresentato dalla durata del mantenimento del peso raggiunto, che deve almeno di due anni; dei vari studi presenti in letteratura scientifica solo pochi analizzano il campione per un periodo superiore ad un anno. I risultati restano contrastanti, con alcuni studi che suggeriscono come maggiormente efficaci elevati apporti glucidici e bassi apporti lipidici, altri che suggeriscono bassi apporti glucidici ed elevati apporti proteici, altri ancora che suggeriscono moderati apporti lipidici in diete di tipo Mediterranea, altri infine che suggeriscono diete vegetariane.

In generale, la grande mole di dati disponibili in letteratura scientifica si basa su studi che mostrano alcuni limiti:
- basso numero di soggetti analizzati (esiguità del campione)
- durata dello studio quasi mai superiore ad un anno
- scarso numero di soggetti di sesso maschile arruolati negli studi
- scarsità di dati relativi alla corrispondenza tra le diete somministrate ai soggetti coinvolti e l'introito alimentare effettivo
Inoltre la novità di un certo tipo di dieta, il risalto che ne viene dato dagli organi di stampa e l'entusiasmo dei ricercatori nei confronti di un regime alimentare piuttosto che di un altro influiscono sulla compliance, quindi sul buon esito dell'iter dietoterapeutico e quindi, in ultima istanza, sulla capacità di chi analizza i dati di giudicare in modo oggettivo l'efficacia di un tipo di dieta piuttosto che di un altro.

Un gruppo di ricercatori pubblica sul New England Journal of Medicine i risultati di uno studio finalizzato a superare questi limiti utilizzando una casistica molto ampia di soggetti di entrambi i sessi ai quali è stato somministrato un regime ipocalorico e che sono stati seguiti per un periodo di circa tre anni. Nello specifico le diete suggerite erano di quattro tipologie:
- a basso contenuto di grassi e contenuto medio di proteine, con apporti di macronutrienti così suddivisi: 20% grassi, 15% proteine, 65% carboidrati
- a basso contenuto di grassi ed elevato contenuto di proteine, con apporti così suddivisi: 20% grassi, 25% proteine, 55% carboidrati
- ad alto contenuto di grassi e contenuto medio di proteine, con apporti così suddivisi: 40% grassi, 15% proteine, 45% carboidrati
- ad alto contenuto di grassi e proteine e basso contenuto di carboidrati, con apporti così suddivisi: 40% grassi, 25% proteine, 35% carboidrati
Complessivamente quindi due diete erano a basso contenuto di grassi (low-fat) e due ad elevato contenuto di grassi (high-fat); due a contenuto medio di proteine (average-protein) e due iperproteiche (high-protein); due a contenuto medio di carboidrati e due a basso contenuto di carboidrati (low-carb). Tutte le diete sono state studiate in modo da non superare un apporto di grassi saturi superiore all'8%, un apporto di colesterolo di 150 mg per ogni 1.000 kcal, da avere un apporto medio di fibra di 20 grammi al giorno.

L'apporto energetico delle diete era di 750 kcal inferiore rispetto al fabbisogno dei singoli partecipanti. I partecipanti e gli operatori sanitari addetti al controllo sono stati informati circa il fatto che ogni regime alimentare aderiva ai principi di una alimentazione sana e corretta. Gli operatori che hanno seguito i partecipanti non conoscevano il tipo di dieta somministrata ai singoli soggetti ed i singoli soggetti hanno ricevuto uno dei quattro tipi di dieta con una assegnazione casuale. I partecipanti sono stati invitati a registrare il loro introito di cibi e bevande in un diario alimentare online che ha consentito ai ricercatori di tenere sotto controllo eventuali discrepanze tra energia e suddivisione tra i tre macronutrienti assegnati ai singoli soggetti ed introito alimentare effettivo. Ai partecipanti è stato proposto un obiettivo di attività fisica di intensità moderata di 90 minuti a settimana; anche l'attività fisica è stata tenuta sotto controllo attraverso il sistema di auto-monitoraggio online.

Di 1638 partecipanti allo studio, 827 sono stati scartati perché presentavano uno o più criteri di esclusione (presenza di diabete, malattie cardiovascolari o trattamenti farmacologici che possono influire sul peso corporeo) ed 811 sono stati selezionati per essere sottoposti ad uno dei quattro regimi alimentari ipocalorici che sono stati assegnati a caso. Di questi, 645 hanno concluso lo studio (fornendo il loro peso corporeo dopo 2 anni).

I risultati dell'indagine indicano che la perdita di peso dopo 2 anni è simile nei gruppo di soggetti che hanno seguito la dieta con elevato contenuto proteico rispetto a quelli che hanno seguito la dieta a contenuto medio di proteine ed è simile nei soggetti che hanno seguito diete con elevato contenuto in grassi rispetto a quelli che hanno seguito la dieta a basso contenuto in grassi. Non si sono osservate differenze statisticamente significative neanche paragonando i due gruppi con dieta al 35% e 65% di carboidrati. La maggior parte dei soggetti ha perso peso nei primi 6 mesi, riguadagnando peso nei successi 6 mesi; il 23% dei soggetti ha invece continuato a perdere peso durante tutto l'arco dello studio (2 anni). Al termine dello studio, dal 31 al 37% dei partecipanti dei 4 gruppi aveva perso almeno il 5% del peso iniziale, dal 14 al 15% (sempre nei 4 gruppi) aveva perso il 10% del peso iniziale ed una percentuale dal 2 al 4% aveva perso 20 Kg o più di peso corporeo.

Dal punto di vista del rischio cardiovascolare e del rischio di diabete i quattro tipi di dieta si sono dimostrate egualmente efficaci. A due anni le due diete a basso contenuto di grassi determinano un abbassamento del colesterolo LDL più marcato rispetto alle due diete ad elevato contenuto di grassi e soprattutto rispetto al regime alimentare ad alto contenuto in grassi e basso contenuto in carboidrati; tuttavia tale minore calo del colesterolo LDL è compensato, nella dieta a basso contenuto di carboidrati, da un maggiore aumento del colesterolo HDL. Tutte e quattro le diete determinano un decremento simile nel livello di trigliceridi. Allo stesso modo anche il decremento dei livelli di insulinemia a digiuno è simile nei quattro regimi dietetici. Non sono state osservate differenze significative nel calo della pressione arteriosa tra i vari tipi di dieta. La sindrome metabolica, presente nel 32% dei soggetti prima dello studio, è stata riscontrata in una percentuale più bassa (dal 19 al 22%) di soggetti alla fine dello studio, indipendentemente dal tipo di dieta che avevano seguito.

In conclusione i ricercatori hanno presentato uno studio su larga scala effettuato su un campione statisticamente significativo di soggetti sani di entrambi i sessi ai quali sono state somministrate (con assegnazione casuale) quattro diete diverse tra loro per composizione di macronutrienti; i soggetti sono stati seguiti per 2 anni da personale sanitario che ignorava il tipo di dieta assegnata ai singoli soggetti e durante tale arco temporale sono stati tenuti sotto controllo parametri quali l'effettivo introito di alimenti e bevande oltre che l'attività fisica. Misurazioni antropometriche e biochimiche finalizzate alla stima del rischio cardiovascolare e metabolico sono state effettuate prima di iniziare l'esperimento, ad intervalli regolari durante l'esperimento ed alla fine della procedura di indagine. I risultati indicano chiaramente che tutte le diete sono efficaci nel determinare un calo ponderale con miglioramento del profilo ematochimico relativo ai parametri metabolici e conseguente abbassamento del rischio cardiovascolare e di insorgenza di diabete; non si osservano differenze statisticamente significative nel determinare un miglioramento clinico tra diete ad alto o basso contenuto di grassi, ipoglucidiche o normoglucidiche, iperproteiche o normoproteiche. Sulla base di queste osservazioni è lecito inferire che un regime dietetico è tanto più adeguato quanto più consono alle preferenze alimentari del soggetto che deve seguirlo, evitando tutte le volte che sia possibile di somministrare alcuni tipi di diete, come ad esempio quelle iperproteiche, che possono determinare un inutile sovraccarico per la funzionalità renale.

Bibliografia:
Sacks F.M. et al Comparison of weight-loss diets with different composition of fat, protein and carbohydrates. N Engl J Med 360; 859-873, 2009.


per citare questo articolo:
Buonsanti G. Analisi comparativa dell'efficacia di vari tipi di diete finalizzate al calo ponderale.
[http://www.biomedit.it/rivista/2009-04-15.asp]

Data di pubblicazione: 15/04/2009