L'obesità in età adolescenziale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari da adulti. 
Come è noto il problema dell'obesità infantile è in rapida diffusione su scala mondiale: al divario socioeconomico tra le varie aree del pianeta non corrisponde infatti una altrettanto netta divisione nell'impatto del fenomeno dell'obesità in generale e di quella infantile in particolare. Con il progredire degli anni, poi, si osserva una progressiva diminuzione dell'età di insorgenza dell'obesità, che può essere considerata a tutti gli effetti una malattia e che nell'adolescente si associa spesso ad una serie di problemi psicologici, ortopedici ed endocrinologici oltre che ad un alterato quadro metabolico (dislipidemia, ridotta tolleranza al glucosio, insulino-resistenza).
Nell'individuo adulto, come è noto, l'obesità e le alterazioni del quadro metabolico ad essa associate rappresentano un fattore di rischio cardiovascolare. Sarebbe ora utile comprendere se l'obesità in età adolescenziale predisponga o meno ad un aumento del rischio cardiovascolare in età adulta. Questa interessante domanda è stata oggetto di diversi studi, che hanno fornito esiti contrastanti. Uno studio finlandese, eseguito su circa 3.400 soggetti (2) non ha rilevato associazione tra obesità infantile ed incremento del rischio cardiovascolare mentre due precedenti studi, eseguiti in Svezia (3) e negli Stati Uniti (4) su una casistica più elevata di individui, avevano invece trovato un'associazione piuttosto rilevante tra i due fenomeni. Uno studio che si propone, per dimensioni della casistica ed entità della raccolta dati, di dirimere definitivamente la questione è stato realizzato dai ricercatori dell'Istituto di Medicina Preventiva di Copenhagen (1).
I ricercatori danesi hanno eseguito le osservazioni su una casistica di 277.835 persone nate in un periodo compreso tra il 1930 ed il 1976. I dati sul peso e sull'altezza da ragazzi, necessari per il calcolo dell'indice di massa corporea (BMI), erano disponibili per questa elevata casistica grazie a misurazioni effettuate nelle scuole (previste da un programma governativo) pubbliche e private, mentre i dati sulla morbilità e mortalità in età adulta sono stati ricavati dai registri sanitari nazionali danesi. Gli individui sono stati stratificati per sesso e per età, considerando quindi separatamente il rischio per i maschi e per le femmine, a diverse fasce d'età adolescenziale di misurazione del BMI. I risultati dello studio indicano che il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari è più alto nella casistica di individui che da ragazzi avevano un elevato BMI ed è più basso nel sottogruppo di ragazzi con basso BMI. Più nel dettaglio, l'associazione è stringente nei maschi di età compresa tra 7 e 13 anni, con rischio elevato se l'obesità di osserva all'età di 7 anni ed ancora più elevato (doppio) se l'obesità si osserva a 13 anni; nelle femmine, invece, non si osservano associazioni nell'età compresa tra 7 e 10 anni, mentre si osserva un'associazione con l'incremento del rischio cardiovascolare per obesità rilevate tra i 10 ed i 13 anni. E' possibile calcolare che un ragazzo con un sovrappeso di circa 11 Kg all'età di 13 anni ha un rischio del 33% più elevato di un suo coetaneo normopeso di andare incontro in età adulta (entro i 60 anni) ad un evento cardiovascolare patologico.
Dal momento che recenti evidenze indicano che il basso peso alla nascita è un fattore che predispone all'obesità in età adulta, gli autori hanno anche studiato la possibilità che il basso peso alla nascita possa essere associato ad un incremento del rischio cardiovascolare. In questo caso non si è osservata alcuna associazione, consentendo di concludere che il BMI misurato nell'adolescente, sebbene possa essere influenzato dal peso alla nascita, è l'unico parametro predittivo dell'incremento del rischio cardiovascolare.
Questo studio, sebbene supportato da numeri talmente importanti da rendere le conclusioni particolarmente significative, presenta alcuni limiti che richiedono ulteriori indagini: innanzitutto, data l'omogeneità della popolazione danese, non è possibile trarre conclusioni circa la validità dei dati per gruppi di popolazione di etnie differenti da quella caucasica. In secondo luogo, non vi sono sufficienti dati per trarre conclusioni circa l'impatto dello status socioeconomico sul BMI e di conseguenza sul rischio cardiovascolare laddove altri studi suggeriscono che lo status socioeconomico in adolescenza è inversamente proporzionale al rischio cardiovascolare in età adulta; a questo proposito va detto tuttavia che l'arco temporale che coinvolge questo studio è così ampio che attraversa situazioni di status economico "naturalmente" molto eterogenee (dagli anni '40 ad oggi); in questo senso non sarebbe errato trarre la conclusione che l'associazione trovata è indipendente dallo status socioeconomico. Infine, il limite senz'altro più rilevante è dato dal fatto che non vi è possibilità di sapere se il rischio per i ragazzi con elevato BMI è il risultato del fatto che tale BMI è elevato in età adolescenziale o piuttosto il risultato di un elevato BMI in età adulta come risultato di un alto BMI in età adolescenziale. In altri termini è necessario comprendere se il BMI in età adolescenziale predispone ad un incremento del rischio cardiovascolare "di per sé", anche se il soggetto diventa poi normopeso, o se invece tale elevato BMI in adolescenza si traduce in un alto BMI in età adulta e quest'ultimo rappresenta infine il vero fattore di rischio cardiovascolare.
In conclusione lo studio presentato da Baker e collaboratori indica che il rischio di un evento cardiovascolare patologico in età adulta è influenzato dall'indice di massa corporea in età adolescenziale. Tale associazione è più stringente nei soggetti di sesso maschile, per i quali un elevato BMI all'età di 13 anni risulta un fattore di rischio sensibilmente elevato; nelle femmine non si osserva associazione fino all'età di 10 anni, mentre l'associazione positiva è documentata per l'intervallo di età compreso tra 10 e 13 anni. In ragione delle dimensioni della casistica e dell'entità della raccolta dati i risultati di questo studio, sebbene limitati geograficamente alla Danimarca e non stratificabili sulla base del BMI da adulti, consentono di trarre conclusioni significative indicando che un elevato BMI in età adolescenziale predispone maggiormente allo sviluppo di malattie cardiovascolari da adulti.
Bibliografia:
1. Baker J. L. et al. Childhood Body-Mass Index and the Risk of Coronary Heart
Disease in Adulthood. The New England Journal of Medicine 2007; 357:2329-2337.
2. Forsén T. et al. Growth in utero and during childhood among women who develop coronary heart disease: longitudinal study. BMJ 1999; 319:1403-7.
3. DiPietro L., Mossberg H.O., Stunkard A.J. A 40-year history of overweight children in Stockholm: life-time overweight, morbidity, and mortality. Int J Obes Relat Metab Disord 1994; 18:585-90
4. Abraham S., Collins G., Nordsieck M. Relationship of childhood weight status to morbidity in adults. HSMHA Health Rep 1971; 86:273-84
per citare questo articolo:
Buonsanti G.
L'obesità in età adolscenziale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari da adulti [http://www.biomedit.it/rivista/2007-12-13.asp]
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