Possibile ruolo della carenza di vitamina D nell'incremento del rischio di cancro della prostata. 
La vitamina D è una vitamina liposolubile che è presente in due forme; la vitamina D2 si forma a partire dalla sua provitamina di origine vegetale, l'ergosterolo: questa molecola, grazie all'azione dei raggi ultravioletti, viene trasformata nella cute in ergocalciferolo o vitamina D2; la vitamina D3 o colecalciferolo si forma invece nelle cellule animali a partire da un altro precursore, il 7-deidrocolesterolo, in una reazione chimica promossa dai raggi ultravioletti.
La quantità di vitamina D dipende quindi dall'esposizione alla luce solare; aumenta nei mesi estivi e diminuisce in quelli invernali (quando vengono mobilitate le riserve accumulate durante la bella stagione). La vitamina D viene utilizzata dall'organismo per regolare l'omeostasi del calcio, elemento come noto fondamentale, tra l'altro, per lo sviluppo osseo; la sua scoperta in effetti è legata all'osservazione del fenomeno del rachitismo in bambini (ma anche in animali) non esposti alla luce del sole.
L'insufficienza di vitamina D è tuttavia un fenomeno molto diffuso nella popolazione e rappresenta in alcuni casi un vero problema di salute pubblica; il dosaggio più comunemente utilizzato per stabilire il livello della vitamina D è la 25-idrossivitamina D3 (in sigla 25[OH]D). Questo metabolita viene poi convertito nell'ormone biologicamente attivo, l' 1,25 diidrossivitamina D3 (in sigla 1,25[OH]2 D). L'ormone attivo, attraverso il suo recettore cellulare (detto recettore della vitamina D o VDR), oltre a contribuire alla regolazione dell'omeostasi del calcio, svolge altri ruoli, come il controllo della proliferazione cellulare in alcuni tipi di tessuti; ad esempio determina nella prostata un'inibizione della proliferazione cellulare e promuove differenziazione ed apoptosi, svolgendo così un ruolo molto importante nella prevenzione del cancro di questo organo. Nonostante le indicazioni biochimiche favorevoli gli studi epidemiologici non sono riusciti a dimostrare, ad oggi, l'effettiva correlazione tra i livelli di vitamina D e la prevenzione del cancro della prostata.
Uno studio pubblicato sul numero di aprile della rivista Plos Medicine ha esplorato questa correlazione in una coorte molto ampia di pazienti: lo studio, risultato di 18 anni di osservazione di circa 15.000 uomini, ha consentito di individuare due gruppi, uno di 1.066 pazienti che hanno sviluppato il cancro della prostata e l'altro di 1.618 pazienti senza carcinoma, benchè fumatori e di età avanzata. I ricercatori hanno analizzato in entrambi i gruppi i livelli di vitamina D (considerando sia il 25[OH]D che l'1,25[OH]2 D e misurandoli nelle varie stagioni dell'anno, dal momento che come noto i livelli di vitamina D risultano più elevati durante la primavera e l'estate e più bassi durante l'autunno e l'inverno) oltre che il recettore VDR, studiando i polimorfismi genetici che rendono il recettore stesso più o meno affine per il legame con la vitamina D.
I risultati indicano che i pazienti con livelli di vitamina D inferiori alla media risultavano avere un rischio aumentato di sviluppare il cancro della prostata; si è osservata inoltre una correlazione inversa tra rischio di cancro della prostata e presenza di una variante genetica che rende il recettore VDR meno affine per la vitamina D (variante FokI ff), sebbene questa correlazione sia valida solo per quei pazienti con bassi livelli di vitamina D circolante, mentre laddove i livelli di vitamina sono molto elevati la presenza della variante genetica non risulta rilevante.
Questo studio epidemiologico dimostra che molti uomini, soprattutto durante la stagione meno soleggiata, mostrano bassi livelli di vitamina D e che questa condizione rappresente un fattore di rischio aggiuntivo per lo sviluppo del cancro della prostata. Inoltre una variante genetica del recettore per la vitamina D, che lo rende meno affine per il legame con la vitamina, contribuisce ulteriormente alla riduzione dei livelli di vitamina disponibili per la cellula, rendendo i portatori (che rappresentano il 14% della popolazione) più suscettibili allo sviluppo del cancro della prostata in presenza di bassi livelli di vitamina D.
In conclusione gli autori suggeriscono che il dosaggio di vitamina D può essere un utile indicatore nella stima del rischio di sviluppare il cancro della prostata, e che in caso di insufficienza vitaminica sarebbe opportuno riequilibrarne i livelli tramite semplici terapie come l'esposizione al sole ed eventualmente assunzione di opportune quantità di vitamina D.
Fonti primarie:
Li H. et al. A Prospective Study of Plasma Vitamin D Metabolites, Vitamin D Receptor Polymorphisms, and Prostate Cancer. PLoS Medicine Vol. 4, No. 3, e103 doi:10.1371/journal.pmed.0040103
per citare questo articolo:
Buonsanti G. Possibile ruolo della carenza di vitamina D nell'incremento del rischio di cancro della prostata. [http://www.biomedit.it/rivista/2007-04-24.asp]
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