deficit di g6pdh (favismo)
Il favismo è causato dal deficit dell’enzima G6PD, glucosio-6-fosfato-deidrogenasi. I globuli rossi utilizzano il glucosio come fonte energetica, inserendo questa molecola in una via metabolica, la glicolisi, necessaria a questo scopo. Il glucosio viene utilizzato anche per la trasformazione del NADP in NADPH, una molecola necessaria per il mantenimento della struttura tridimensionale del globulo rosso (la classica forma a disco biconcavo) e per evitare che l’emoglobina venga ossidata: l’emoglobina ossidata, infatti, non ha più affinità di legame con l’ossigeno. Il G6PDH è utile proprio per la produzione del NADPH, ed una sua carenza si traduce nell’ossidazione dell’emoglobina; l’emoglobina ossidata va incontro a denaturazione e precipita nel globulo rosso, il quale perde la sua forma e va incontro a rottura (lisi); si instaura quindi il quadro tipico dell’anemia emolitica. Il deficit di G6PDH tuttavia non è sufficiente, di per sé, a determinare l’emolisi: questa si verifica in effetti solo dopo l’assunzione di sostanze dal forte potere ossidante (in queste circostanze il deficit dell’enzima causa l’incapacità dell’organismo di tamponare il potere ossidante delle sostanze ingerite): le fave ed altri legumi sono in grado di scatenare la crisi emolitica (da cui il nome della patologia); la crisi è scatenata anche dall’assunzione di alcuni farmaci. Esistono numerose varianti alterate di G6PDH: la patologia vera e propria si manifesta in effetti quando la riduzione dell’attività enzimatica è inferiore al 25% del normale. Nei casi scatenati da farmaci la crisi può manifestarsi a distanza di 2-3 giorni dall’assunzione, mentre nei casi scatenati dalle fave sono sufficienti alcune ore. Nelle forme gravi l’emolisi è massiva, il quadro anemico è grave e si osservano urine molto scure; l’ittero è accentuato e si manifestano sovente dolori addominali. Poiché l’emolisi è accentuata a carico delle cellule più vecchie (che accumulano maggiormente l’emoglobina precipitata) di solito si osserva un’auto-limitazione successiva alla crisi.
Il favismo è una condizione ereditaria che si trasmette come carattere legato al cromosoma X e che si esprime pienamente solo nei soggetti di sesso maschile che hanno un solo cromosoma X; nelle femmine, che hanno due cromosomi X il quadro è fortemente attenuato (tanto che possono essere considerate portatrici sane) dalla presenza di un cromosoma senza alterazione. Le femmine, portatrici sane, possono trasmettere il carattere ai figli maschi (con una probabilità di 1/2 per ogni concepimento). I soggetti affetti non trasmettono la malattia ai propri figli maschi mentre trasmettono lo stato di portatore sano alle proprie figlie femmine.
In laboratorio il quadro che caratterizza il soggetto favico durante le crisi è caratterizzato da sferocitosi periferica, frammentazione dei globuli rossi, aumento dei reticolociti e della bilirubina indiretta.
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